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GROTTE DE SAINTE MARIE MADELEINE
Le Sainte Baume
alt. 996 mt.



di Micaela Balìce

Si narra che Maria Maddalena giunse in Francia a bordo di una barca lasciata - senza vele e senza remi - in balia delle correnti e che, dalla Palestina, l'imbarcazione raggiunse le coste dell'odierna Camargue e precisamente dove oggi sorge la cittadina di Saintes Maries de la Mer che a questo fortuito approdo deve il suo nome.
Non era sola infatti, la Maddalena, ma accompagnata da illustri (e Santi) personaggi come Maria Giacoba, Maria Salomè, San Massimo e San Giacomo e la misteriosa Santa Sara o Sara Kali, la nera.
Esuli dalla patria d'origine ma infervorati dal messaggio cristico, essi diffusero la lieta novella in tutto il sud del paese tanto che ancora oggi sono venerati attraverso santuari e luoghi mistici.


La Maddalena si ritirò, dopo anni di predicazione, in una grotta situata sul massiccio di Sainte Baume, un enorme catena montuosa che si estende imponente, coperta di boschi di pini marittimi, dividendo dalla costa l'arido interno coltivato ad olivi.

 

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Raggiungere il sacro luogo non è difficile, ma non vi sono indicazioni stradali.
Da St. Maximin la S.te Baume bisogna prendere la Route n. 560 per Nans, e da lì seguire le indicazioni per Plan d'Aups S.te Baume.

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Il luogo dove fermarsi è facilmente riconoscibile: uno spiazzo adibito a parcheggio tra i pini.

Un cartello datato accoglie il visitatore invitando i fedeli a rispettarsi gli uni gli altri; a tenere un comportamento decente e ad evitare le crisi; ad avere abiti adeguati e a tenere i cani al guinzaglio.

Soyez les Bienvenus!, conclude.

Per giungere alla grotta però bisogna percorrere una camminata di 30-40 minuti circa tra i pini in un'erta salita che prepara alla meditazione e all'incontro col Sacro Luogo.

Una scalinata finale consente ai fedeli di raggiungere lo spiazzo che porta alla grotta.

Prima di raggiungerla però ci si imbatte in una scena della crocifissione con statue dal sapore ottocentesco che servono da memento mori.

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Subito dopo compare un portoncino oltre il quale ci si scontra con lo sguardo severo e affrescato di un frate domenicano che invita al silenzio.


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Lo spiazzo ampio, costruito in cemento, si apre alla spettacolare vista panoramica mentre una pietas troneggia davanti all'infinito vuoto paesaggistico.

Alle spalle l'entrata della grotta alla quale si accede attraverso un ... portone.

Ancora all'esterno, ai lati del piccolo cortile, un negozietto di sacri souvenirs e una casa per i frati.

Gestita dai domenicani, la grotta è ampia e umida come il ventre della Madre.
Gocce d'acqua scivolano dalle pareti, dal "soffitto".

Nonostante gli altari barocchi e le statue seicentesche che paiono distrarre più che concentrare il fedele, il luogo rimane permeato di un'energia che solo alcuni sanno discriminare:

un fleur de lys attaccato ad un albero sul percorso,
una croce templare dipinta su una porta situata in una zona estremamente buia della "grotta bassa",
una conchiglia pellegrina o di San Giacomo posata ai piedi di una delle tante statue della Maddalena,
i petali di rosa posati sulla roccia ...

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Tanti mercy, mercy, mercy.
Qui tutta la mia commozione.

Tra le statue presenti all'interno - generalmente raffigurazioni tarde e poco interessanti della Maddalena - quella di San Michele che uccide il drago si differenzia dalle altre.
La sua presenza è legata ad una leggenda che, reperita dai depliant informativi, narra di quando nella grotta abitava da tempi immemorabili il terribile drago Tarascone (o Tarasque).
La Maddalena desiderava chiudersi in meditazione in quel luogo e si rivolse allora all'arcangelo affinchè liberasse la grotta dal terribile drago, cosa che egli fece senza riserve.
La leggenda è simile a quella della Tarasque di Tarascona che vede però coinvolta Santa Marta.
La Tarasque è in questo caso un mostro mezzo animale e mezzo pesce e viveva nei boschi accanto al Rodano.
Il bosco dove si nascondeva si chiamava Nerluc, il sacro bosco nero.
Anche Santa Marta proveniva da Saintes Maries de la Mer - a pochi chilometri da Tarascona, e grazie alla sua gentilezza e santità rese mansueto il mostro: gli legò quindi al collo la sua cintura e lo consegnò al popolo che - però - lo uccise senza pietà.
Santa Marta col drago al guinzaglio è raffigurata in molti luoghi sacri come all'Abazia di Sant'Antonio di Ranverso, a Torino.

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Tornando alla grotta, questa è ampia e disposta su due piani, più che altro a causa dei lavori eseguiti dal XII secolo in poi (scalinate, marmi ed ampi altari).

La "grotta bassa" è situata appunto nella zona inferiore della grotta: ai piedi della statua della Maddalena che la adorna, tra le candele, si può vedere un enorme globo con la croce:
il simbolo - nell'antica astrologia - della Terra, sovente rappresentato in molte raffigurazioni mariane.

La grotta principale è interamente occupata da altari e costruzioni murarie seicentesche e successive che ne spezzano l'ampiezza e la libertà della pietra.

Il tentativo di trasformarla in una chiesa si scontra con la libertà e naturalità del luogo che continua a far piovere acqua, ad essere (felicemente) buia e umida.

Al lato destro dell'ingombrante costruzione marmorea centrale una nicchia contiene le reliquie di Maria Maddalena, o così si sostiene (in Francia ci sono "pezzi" della Maddalena in molti luoghi).

L'iconografia classica (o esoterica?) ha sempre raffigurato questa Maria in associazione al teschio, all'ampolla e al libro.
L'unica raffigurazione che riporta tale iconografia all'interno della grotta è la vetrata centrale che sormonta il portone d'entrata.

Ex voto ovunque.
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Il luogo, nonostante i tentativi di istituzionalizzarlo, continua a raccontare una vecchia, molto vecchia, storia: fatta di petali di rosa, conchiglie, antri di pietra e gocce d'acqua.

E di uomini e donne che continuano ad avere una visione diversa della Vita, ed un rispetto che va oltre alle apparenze.

A questi invisibili compagni di viaggio che lasciano commoventi tracce, e alla Madre - lì presente - il mio grazie.


©2009 Testo ed immagini di Micaela Balìce per www.strie.it

Qualsiasi riproduzione, senza esplicito consenso dell’autrice è vietata.


 

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