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LA TERRA SACRA:
agricoltura e decrescita per nuovi stili di vita



di Micaela Balice
Premessa
Questo testo nasce come tentativo di chiarimento con chi, nonostante si batta per una agricoltura biologica e naturale, continua a considerare "romanticherie" gli approcci che richiedono una visione globale dell'esistenza che comprenda anche aspetti più sottili, come quello spirituale.
Per quanto mi riguarda continuo a ritenere che se non si modificano i presupposti la Terra continuerà a rimanere una merce e con essa anche tutti i suoi abitanti.


La terra è sacra, non l’abbiamo fatta noi.
È la dimora naturale di ogni essere vivente
Carta per il Rinascimento della Campagna

La Sacralità della Terra è uno dei punti cardini della Carta per il Rinascimento della Campagna: termine posto già nella terza riga del documento ci aiuta a generare una prospettiva dalla quale non possono prescindere gli altri principi che finiscono per snodarsi come perle su una collana.
E' anche vero altrimenti che “Sacralità” sia oggi un termine fortemente a rischio di fraintendimenti o che finisca per relegare la Carta ed i suoi principi in un ridotto ambito ideologico – utopistico.
Per chi invece vive e scrive di tale Sacralità, questa rimane un presupposto essenziale, senza il quale diviene difficile dare sostanza agli altri punti, alle altre indicazioni.

demetra Il maggiore fraintendimento nasce dal confondere la Spiritualità con la religiosità.

Le religioni con le loro strutture più o meno gerarchiche e strutturate, con i loro sistemi mono o politeistici, con le loro teologie e cosmogonie sono solo un aspetto della Spiritualità: un aspetto che si realizza e concretizza infine in una sfera individuale e privata del singolo il quale trova – in una piuttosto che in un'altra religione – meglio rappresentato il proprio concetto di divino.

Fatto salvo questo dato – che non è discutibile in questa sede né intende esserlo – la Spiritualità si configura più come un atteggiamento, profondo e radicato, che vede all'interno delle realtà naturali e anche di quelle umane una manifestazione del divino.

A prescindere dalla religione di provenienza, la Spiritualità presenta un atteggiamento laico puntando sul riconoscimento in genere del divino e rispettando le varie manifestazioni religiose (o atee) nelle quali gli individui si riconoscono.

Un approccio Spirituale può appartenere ed essere di facile comprensione anche per persone che presentano un approccio materialista o scientista all'esistenza.

Le recenti teorie sistemiche con i loro concetti di rete ed interconnessione si prestano a conciliare diversi modi di intendere un aspetto tanto sottile dell'animo umano con una visione più concreta, appetibile anche ai razionalisti più spinti.


rete della vita

Sintetizzando in modo che non rende giustizia alla complessità di tali studi, potremmo dire che questo approccio modifica la visione dei sistemi (umani o ambientali, micro o macro: non importa perché soggetti tutti alle stesse leggi) non più come somma matematica delle parti che li compongono ma come organismi con caratteristiche e movimenti propri e con una valenza che diventa più della semplice somma delle parti costituenti.
Questo comporta che se noi ci approcciamo ad un solo aspetto di un sistema ne impoveriamo e limitiamo lo sviluppo e la complessità. Neghiamo la capacità di quel sistema di interagire con altri sistemi e via via di generare altri macro sistemi e macro complessità.

Willendorf
Questa caratteristica di interconnessione dinamica gli antichi la chiamavano Vita.
La Vita nasceva dall'intima interrelazione con gli elementi naturali e con i loro movimenti: la pioggia fecondava la terra che generava umido che favoriva la morbidezza del seme che germogliava e nel frattempo gli insetti ne trasportavano parti, altri animali ne fertilizzavano la base ed altri ancora ne potavano gli eccessi con i loro sfregamenti.
Un sistema complesso chiamato Vita.
Un sistema Sacro.

Rendere visibile quella che Fritjof Capra ha chiamato “la rete della vita” ci consente di modificare i punti di vista dai quali siamo abituati guardare le regole del cosmo: questa sottile ragnatela pervade ogni evento, ogni elemento – naturale o artificiale che sia – e lo mette in relazione con il sistema – Tutto, col sistema – Uno, con quello che gli antichi chiamavano Unità, Divino, Assoluto.

La Matematica del Caos, con il suo effetto farfalla, non fa che sostanziare ciò che già la fisica proclama: “il minimo battito d'ali di una farfalla è in grado di provocare un uragano dall'altra parte del mondo”.
L'interconnessione responsabilizza l'uomo ed il suo agire all'interno del sistema – natura nel quale (per qualche mistero) è stato posto – a differenza degli altri esseri – con la capacità di riflessione, di pensarci, di parlarci su e di agirci su.
Tale interconnessione genera un diverso approccio con gli elementi naturali: la Terra non è più un organismo non vivente ma brulica di vita (e basterebbe un'analisi chimica di un buon terreno per provare ciò!).

Come organismo vivente va tutelata e protetta dalla sterilità, così come gli antichi tutelavano non solo la terra ma anche le donne e gli armenti: le sedi della Vita, le culle della capacità generativa.
Terra sterile

Questa è Spiritualità: una spiritualità laica, che accoglie e lascia spazio alle diverse manifestazioni religiose, che ha come obbiettivo il riconoscimento di quell'alito di Vita in tutta la manifestazione naturale ed in molte delle manifestazioni umane come l'arte o l'artigianato.



Spiritualità e decrescita in agricoltura

Se partiamo dai presupposti sopra esposti, si può facilmente comprendere come un approccio spirituale così inteso, o comunque l'accettazione di una stretta interrelazione tra elementi, sistemi ed eventi sia conciliabile con un modello economico e sociale decrescente.
In un sistema decrescente si tende ad usufruire di tutte le risorse presenti nell'ambiente rimettendole in circolo con l'obbiettivo di ottenere i maggiori benefici con il minor rifiuto o scarto possibile poiché si è pienamente consapevoli che quello “scarto” o rifiuto ritorna inevitabilmente nel sistema.

contadini I nostri vecchi ci dicevano di non sputare nel piatto in cui si mangia.

Noi leggevamo questo monito più come un doveroso rispetto verso chi ci procurava il cibo, ma se approfondiamo un attimo la saggezza antica ci accorgiamo che lo “sputo” che noi continuiamo ad immettere nell'ambiente è proprio quello che ci rimangiamo nella minestra (magari comprata al supermercato) che prepariamo per pranzo.

Questa consapevolezza era già presente nel pensiero rurale, questa consapevolezza è presente nel pensiero decrescente.

Questa consapevolezza può generare un superamento o una modifica nelle nostre abitudini solo se cominciamo a pensare “in rete”.
Un'agricoltura decrescente non può prescindere da questa visione di stretta correlazione degli eventi, non può.
Come non può prescindere dalla consapevolezza che la Vita (con la sua complessità) è presente in ogni organismo e che in ogni organismo si manifesta con una creatività meravigliosa, tende a produrre altra vita e tende, per natura, a contribuire alla generazione di sistemi in equilibrio dinamico.

Nella pratica agricola questa consapevolezza si esprime nel rifiuto dei concimi chimici; nella scelta di approcci a bassissimo (o nullo) impatto ambientale, nella stagionalità dei prodotti, nelle non forzature della crescita, nell'utilizzo di specie locali e naturali e via dicendo.
Non solo: si esprime anche nella scelta di generare non tanto colture, quanto sistemi o meglio: eco-sistemi capaci di autoregolarsi dove l'uomo non è più colui che interviene ma è colui che tutela e facilita un processo che per natura è già presente ed è già attivo.
Non è più attore unico, ma è co-attore.
Non è più padrone ma custode.
Il rispetto del sistema natura come sistema sacro impone scelte di maggiore vicinanza alle sue regole per godere dei suoi benefici: prodotti sani, vitali e capaci di rimettere nel sistema altrettanta vita.



Il suolo su cui camminiamo è mescolata la polvere dei nostri antenati;
i nostri corpi, morendo, arricchiscono la terra dimostrando che essa non ci appartiene ma noi apparteniamo alla terra.

Carta per il Rinascimento della Campagna

In un articolo apparso su Repubblica, Luigi Bignami scrive, citando Hazen in riferimento alla capacità dei minerali di evolversi: "Un esempio di roccia che prima della vita non c'era è il calcare, che è di origine organica e che oggi occupa grandi parte della crosta terrestre".

Quando lessi questa frase non potei non pensare alla Carta per il Rinascimento della Campagna: che la terra sia composta dalla polvere dei nostri antenati non è una romantica visione ma una realtà.
Noi camminiamo davvero su ciò che è stato dei nostri avi e dei loro ambienti (non voglio pensare su cosa cammineranno i nostri discendenti!).
Senza volersi ripetere, torna il concetto di rete, di interconnessione: questa volta non legata alla dimensione “spazio” ma a quella “tempo”.
paleolitico

La visione del progressismo economico non fa che vedere il tempo come fosse una retta - per definizione - tendente all'infinito. Tutto continua quindi, man mano che scorre il tempo, ad evolversi, ad aumentare ed inevitabilmente a migliorarsi.
Lo stesso concetto di calendario, con i suoi anni numerici che scorrono a partire da un ipotetico anno “0” - prima del quale tutto quello che c'era appartiene ad una storia in negativo, al meno qualcosa, al molto, troppo “poco evoluto” - sottende questa concezione della dimensione temporale.
Paradossalmente il tempo per le società tradizionali (sia quelle antiche sia quelle ancora esistenti e compresa quella rurale laddove riesce ancora ad esprimersi) il tempo non è lineare bensì circolare.
Qualsiasi contadino riconosce nella stagionalità il perpetuo ripetersi degli eventi, tale ripetizione costante permette all'uomo di sapere quale è il momento propizio per la semina, quale quello del raccolto, quale quello del riposo.

spirale
La ciclicità degli eventi, in questa meravigliosa manifestazione creativa dell'universo, non è mai statica bensì dinamica: assomiglia non tanto ad un cerchio quanto piuttosto ad una spirale.
E che la spirale sia la forma della vita non è una novità: basti vedere i lavori sulla genetica e sull'elica del DNA.
In questa scansione temporale dove tutto comunque rimane interconnesso, gli avi sono vivi e vitali come se fossero ancora tra noi.

Camminare sulle loro ossa significa avere chiaro nel proprio agire che siamo il frutto di un lungo percorso e allo stesso tempo siamo i semi di ciò che i nostri figli raccoglieranno.
Altra responsabilizzazione viva e presente nel nostro agire e nelle scelte che possiamo intraprendere: nella pratica agricola questo principio si traduce nell'attenzione verso la generazione di ambienti usufruibili anche nei decenni successivi, nel non impoverimento delle risorse, nella scelta di colture e strategie ambientali adiacenti capaci di essere risorsa riciclabile e riconvertibile affinché si adattino ai cambiamenti spazio – temporali.
Significa rinunciare al tutto subito per riallinearsi coi tempi naturali.
Significa rinunciare all'espansione produttiva continua per riscoprire la giusta misura.
Significa avere una vista acuta e lungimirante: come quella dell'aquila, animale di riferimento simbolico in molte culture tradizionali. Significa avere rispetto per chi ci ha preceduto e amore per chi seguirà.



Ruralità e urbanesimo.

Il contadino è il custode di questo approccio.
Il contadino e la ruralità sono e vanno riconosciuti come sistemi culturali autonomi e differenti dall'urbanesimo e dalla relativa cultura cittadina ed istituzionale.
Il contadino e la ruralità sono stili di vita, non tecniche di coltivazione.
La ruralità ha – da millenni, da almeno 10.000 anni – un concetto della vita, del tempo e delle priorità completamente diverso da quella istituzionale. E' giunto il momento che venga rispettata e riconosciuta.
La ruralità si basa sull'autosufficienza perché tende a generare ecosistemi in armonia con l'ambiente circostante mediante la convivenza di gruppi umani (comunità) in sinergia con le risorse del territorio.
La comunità locale diventa quindi la custode del territorio che occupa ed il suo primo obbiettivo è non tanto lo sfruttamento quanto il godimento delle risorse.
Affinché si possa godere a lungo di un sistema le risorse vanno non tanto risparmiate quanto utilizzate in modo creativo affinché ritornino in circolo più e più volte nel sistema generando il minor scarto possibile.

La ruralità è un sistema creativo perché basato sull'adattamento al sistema (e non sul contrario) e quindi richiede la generazione di sempre nuove strategie di godimento e di riciclo delle risorse.

E un sistema che genera arte: l'artigianato è parte integrante della comunità rurale perché ricicla in modo creativo le risorse in eccesso generando strumenti o elementi estetici in grado di favorire la comunità e la nuova produzione.
renzo gaioni

La ruralità è un sistema che genera e trasmette cultura: grazie all'oralità e all'empirismo che la contraddistinguono è in grado di trasmettere saperi attraverso il fare ed il vivere quotidiano (metodo estremamente più scientifico che non la sperimentazione in laboratorio che ha il limite della virtualità).
La ruralità ha consentito la permanenza di conoscenze antiche quanto l'uomo e ha evitato l'oblio e la manipolazione intellettuale da parte di lobby di potere: il folklore rimane e risorge ogni volta che la cultura istituzionale tenta di screditarne la valenza.

folklore
La ruralità nella sua dimensione comunitaria e territoriale, è garante di una biodiversità intellettuale e culturale oltre che ambientale: consente la sopravvivenza di concezioni, stili di vita, produzioni strettamente correlati al luogo e all'eco-sistema di appartenenza.

La ruralità permette la sopravvivenza dell'uomo nel suo ambiente e ciò che nasce da questa relazione intima e feconda un ha una sua originalità ed un senso non livellabile o massificabile neppure per scopi industriali.

La ruralità tutela non solo la salute dell'ambiente ma anche quella umana: con la sua cultura empirica, il sapere tradizionale ed il suo stile di vita permette all'uomo di crescere in modo sano, alimentandosi di cibi salutari e ricchi, di curarsi le affezioni stagionali senza l'uso di farmaci (i cui scarti inquinano l'ambiente oltre che avere serie controindicazioni per l'uomo stesso) e di mantenersi più forti e sani rispetto agli urbani.
La ruralità genera sistemi autonomi: essendo sempre stata in grado di sopravvivere a se stessa - tendendo a produrre all'interno di sé cibo, strumenti e servizi - è sempre stata anche autonoma come pensiero: ciò ha sempre spaventato i potenti che hanno cercato in tutti i modi di smembrarne i tessuti culturali e religiosi ridicolizzando e umiliando la sua origine in funzione di un “superiore” sistema urbano o stigmatizzando la spiritualità popolare come demoniaca o superstiziosa.

L'obiettivo (più o meno consapevole a seconda dei tempi e dei luoghi) è stato generare la dipendenza del mondo rurale rispetto a quello urbano, mentre è vero solo il contrario.

Solo il mondo urbano non può esistere senza la ruralità.
Questa autonomia produttiva della ruralità consente autonomia e libertà di pensiero: ricchezza e consapevolezza di cui i rurali devono riappropriarsi.
rogo streghe

Questa autonomia è la motivazione per cui si tende ad un'agricoltura di sussistenza: la comunità nel suo insieme può, mettendo in gioco le sue risorse, generare un sistema autonomo di produzione di beni e servizi.
Per sopravvivere in armonia con l'ambiente deve farlo in modo creativo, biodiverso e limitato al consumo interno.
Solo il surplus – in un sistema del genere – può essere rimesso in un sistema più ampio.
Se il modello della sussistenza oggi può spaventare o non essere visto come un obbiettivo raggiungibile è solo perché si è spezzato l'intreccio culturale della ruralità.
Ciò non toglie comunque che per una reale modifica dei sistemi, delle possibilità delle culture locali di tornare ad avere indipendenza economica e culturale e della Terra di ritrovare nell'uomo un alleato questa sia la sola strada possibile.

orti urbani
Per quanto riguarda la popolazione urbana sarebbero da sviluppare (o semplicemente riscoprire) modelli che consentano l'equilibrata coesistenza dell'uomo in un assetto come quello cittadino: per esempio il recupero delle aree verdi come orti (fino agli anni settanta del secolo scorso i palazzi avevano tutti la terra per l'orto, sostituita poi dai garage), il quartiere come unità territoriale locale ed un'architettura che faciliti l'aggregazione e la responsabilizzazione della propria area abitativa.

Anche la cultura urbana deve ragionare su una sua autonomia di base: non può più vivere sulle spalle dei contadini che peraltro ignora dando per scontato che non esista altro approccio alla vita che quello cittadino.
Sarebbe utile che urbanisti, architetti e magari anche i cittadini stessi si ponessero tali questioni anche in relazione ad un modello della Decrescita.

In conclusione, benché abbia coinvolto il lettore in un percorso mentale estremamente personale, mi pare che il viaggio abbia portato alla luce alcuni punti cardini sui quali almeno cominciare a riflettere.
Punti che potrebbero essere di base alle nostre scelte quotidiane presenti e future.
In fondo la Decrescita, il desiderio di stili di vita naturali così come il desiderio di pace e armonia sono nel cuore degli uomini da sempre.
Varrebbe la pena cominciare a darsi da fare per costruire piccole – ma efficienti – aree di paradiso.

Buon lavoro.

©2009 Testo di Micaela Balice per www.strie.it
info@strie.it

Qualsiasi riproduzione, senza esplicito consenso dell’autrice è vietata.

Immagini
Intestazione: © 2007 di Micaela Balìce
Demetra: http://www.songsouponsea.com/Promenade/IslandsE.html
Drops in the net: autore sconosciuto, variamente diffusa in internet
Venere di Willendorf, Naturhistorisches Museum di Vienna.
Terra Sterile: http://www.animalinelmondo.com/notizie/geo/1026/i-nostri-beni-comuni-che-dobbiamo-difendere.html
Contadini: http://eppisearch.netsons.org/blog-cultura-tradizione-veneto/
Grotta perciata, focolare epi-gravettiano con pietre calcaree e ossa: http://archeolab.lett.unitn.it/06Scavi/pag_centrale_PerciataScavo.htm
Spirale logaritmica: http://vialattea.net/esperti/php/risposta_printable.php?num=8002
Renzo Gaioni, Angolo Terme: La cascina solitaria delle "Piazze": http://www.renzogaioni.it/pagina%20opere1.htm
Carretto siciliano: http://www.orientamento.unipa.it/incoming/public/folklore.html
Rogo: incisione del XVI° secolo rappresentante il rogo di tre streghe nella piazza del mercato di Guernsey (Inghilterra), una delle quali espelle tra le fiamme un feto vivente: http://www.capurromrc.it/devil/a111dia262.html
Orti urbani: http://www.casadelcibo.org/article-5600871.html

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