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I GIORNI DELLA MERLA:
l'ultimo freddo dell'anno

... e veggendo la caccia,
letizia presi a tutte altre dispari,
tanto ch'io volsi in sù l'ardita faccia,
gridando a Dio: "Ormai più non ti temo!"
come fé il merlo per poca bonaccia...
Sapia senese
in Dante, Purgatorio, XIII, 119 - 123



di Micaela Balice

Racconta la leggenda che un tempo i merli erano tutti bianchi: così comincia la leggenda della Merla che, nelle sue varie versioni, segnala uno dei dì d'la marca, dei giorni di marca, giorni indicanti alla comunità rurale la posizione all'interno della Ruota dell'Anno.
Particolarmente diffusa nella Pianura Padana, lungo il Po, la leggenda del merlo appare anche in una citazione dantesca sempre in riferimento alla morale della leggenda che vede l'uccello ingannato dal clima rigido di gennaio.

merlo

Il merlo, Turdus merula, è un uccello che in Italia tende a non migrare rimanendo in loco per tutto l'inverno.
Anticipando le prime avvisaglie di primavera, il canto del merlo può essere ingannatorio: non sempre infatti segnala che il caldo si stia realmente avvicinando.

Un proverbio romagnolo infatti ricorda: Merlo, di marzo non cantare, che il becco ti si potrebbe ghiacciare. Lascia che canti la tordella, che lei non ha paura di nessuno (Mèral, ‘d mêrz no’ cantê’, che e’ bëc u t’ s’ po’ agiazê. Lëssa ch’e’ chénta e’ ragiôn che lo u n’ha pavura d’inciôn).
A Bologna dicono Quand canta al mérel, a san fóra dl’invéren (Quando canta il merlo, siamo fuori dell’inverno).

I giorni della merla sono, secondo la tradizione, gli ultimi tre giorni di gennaio: il 29, il 30 e il 31 (benché per alcuni siano il 30 e 31 gennaio e il 1° febbraio).
Sono considerati i giorni più freddi dell'inverno, ma nell'eventualità che non fossero proprio freddi indicherebbero in quest'occasione che la Primavera arriverà tardi.
In questo senso ricordano molto l'uso della fase della luna e l'uscita dell'orso dalla tana come metodi per prevedere il clima: previsione che va fatta pochi giorni dopo ai Giorni della Merla, ovvero alla Candelora.

LE LEGGENDE

IL MERLO BEFFATO
Durante un qualsiasi mese di Gennaio, quando ancora durava 28 giorni, un Merlo sopravvisse al rigido freddo invernale e giungendo indenne alla fine del mese pensò di aver superato le asperità di Gennaio: così uscì baldanzoso dal nido cantando: "Più non ti curo Domine, che uscito son dal verno!".
Gennaio si risentì talmente tanto, permaloso com'era, che si allungò prendendo in prestito tre giorni a Febbraio e scatenando bufere di neve.
Il Merlo si rifugiò allora in un camino dove restò al riparo per quei tre giorni. Quando ne uscì era nero nero e così rimasero tutti i merli e le merle del mondo.

LA BIANCA MERLA
Ai tempi in cui Gennaio aveva 28 giorni ed i merli erano bianchi, una Merla coi suoi piccoli veniva continuamente strapazzata dal freddo che il mese sadicamente le mandava addosso ogni volta che lei tentava di uscire dal nido per procacciarsi del cibo. Stanca di questo trattamento un inverno la Merla fece sufficienti provviste per giungere alla fine del mese. Proprio in quell'ultimo giorno, pensando di aver ingannato il gelo l'uccello uscì dal suo nido a cantar vittoria.
Gennaio permaloso per vendicarsi prese in prestito tre giorni a Febbraio e sferzò gelo e neve tanto che la Merla ed i suoi piccoli per salvarsi dovettero rifugiarsi in un caldo comignolo. Quando ne uscirono erano neri di fuliggine, ma per la gratitudine di essere salvi rimasero neri per ogni generazione futura.

MERLO E MERLA
Una coppia di merli soffrivano la fame a causa del freddo Gennaio, il maschio vedendo la sua compagna giunta allo stremo delle forze decise di uscirre dal nido in cerca di cibo.
La ricerca nel freddo del mese fu così dura che tornò dopo tre giorni ma la Merla, per stare al caldo, si era rifugiata nella canna di un camino. Quando il merlo la incontrò vide solo un uccello nero nero e non la riconobbe: così ripartì per cercarla. Lei morì di fame e di stenti.

MERLO E MERLA: GIOVANI SPOSI
Merlo e Merla sono due giovani sposi che, sposandosi come di tradizione nel paese della sposa che si trovava oltre il Po, sono costretti ad attraversare il fiume per giungere di ritorno nella loro casa.
Dopo aver atteso ben tre giorni dai parenti in attesa che le condizioni climatiche migliorassero e visto che non vi era nessun cenno di miglioramento, decisero di attraversare a piedi il fiume che, dato il gran freddo, era ghiacciato.
Purtroppo Merlo nell'attraversamento del fiume, morì poiché la lastra di ghiaccio non resse il suo peso. Merla pianse così tanto di dolore che il suo lamento si sente ancora oggi lungo le acque del Po nelle notti di fine Gennaio.
Ancora oggi, in ricordo di questo triste episodio, le giovani in età da marito si recano sulle rive del fiume nei tre giorni della Merla per ballare e cantare una canzone propiziatoria il cui ritornello dice: «E di sera e di mattina la sua Merla poverina piange il Merlo e piangerà».

MERLO E MERLA AL BALLO
Merlo e Merla erano due giovani allegri che amavano andare a ballare nelle serate invernali. In una di queste, per guadagnare tempo, decisero di attraversare il fiume. Ma la lastra di ghiaccio che ricopriva il Po non resse il loro peso e si ruppe.
Caddero così nelle acque gelide dove perirono. Unica testimone della loro morte fu una merla che per tre giorni, gli ultimi di gennaio, cinguettò sui passanti per chiedere aiuto.
Al terzo giorno il sole sciolse il ghiaccio ed il fiume restituì i cadaveri dei due ragazzi e sul quel luogo sbocciarono splendidi fiori.

MERLA: LA FANCIULLA SBADATA
Merla era una fanciulla bella e semplice ma con la passione della danza. Così nelle lunghe notti d'inverno adorava andare a ballare nelle cascine dove si suonava per passare la lunga stagione invernale.
Una di queste sere per recarsi ad un ballo, Merla attraversò di corsa una lastra di ghiaccio che copriva il Po. Il ghiaccio non resse il peso e la giovane fanciulla cadde nell'acqua scomparendo.
I suoi amici la cercarono per tre giorni, gli ultimi di Gennaio, senza mai più trovarla.

IL DUCA DI GONZAGA O NAPOLEONE?
Uno dei duchi Gonzaga (ma che in alcune versioni è Napoleone) doveva attraversare il Po.
Volendo fare un riposino avvertì il suo servo, alla guida del carro, di avvisarlo quando sarebbero giunti al fiume.
Il servo, arrivato sulle sponde del Po, vide che il freddo intenso degli ultimi giorni ne aveva ghiacciato le acque. Pensando di fare cosa gradita al duca incitò la sua cavalla, chiamata la Merla, a passare col carro sulla lastra ghiacciata.
Siccome la traversata sul ghiaccio sarebbe stata agevole, non ritenne necessario svegliare il suo padrone.
Quando il Gonzaga si svegliò il servo gli disse trionfante che "la Mèrla l'ha passà al Po" (La Merla ha passato il Po).
Il duca montò su tutte le furie perché il servo non aveva obbedito ai suoi ordini e arrivato a destinazione lo fece impiccare.

Come si può notare il mito è andato a modificarsi lungo il tempo e potremmo ben sostenere che la versione più antica sia la prima, quella del merlo che sbeffeggia Gennaio, visto che è riportata da Dante nel Purgatorio (vedi citazione iniziale).

In effetti nel calendario romano il mese di Gennaio aveva veramente solo 28 o 29 giorni (a seconda dei ritocchi) sin dai tempi di Numa Pompilio e della sua riforma del 713 a. C. quando il calendario a Roma divenne da lunare a luni-solare (e furono inseriti i mesi di Gennaio e Febbraio).
Fu poi nel 46 a. C. che Gennaio prese "in prestito" i tre giorni a Febbraio, grazie all'introduzione del calendario giuliano che rendeva il computo dei giorni decisamente e definitivamente solare.
Questa indicazione ci fa notare come il mito fiabesco continui a tramandare un passaggio, culturalmente molto significativo, che ha segnato il cambiamento tra due culture: una lunare (e matrilineare o matrifocale del tardo Paleolitico - Neolitico) e l'altra solare (patrilineare e patriarcale).

Un secondo indizio che scaturisce dalla storia ci porta alla morale: nel linguaggio popolare dare del merlo a qualcuno significa considerarlo uno sprovveduto e un sempliciotto, tanto ingenuo da cantar vittoria prima del tempo.

Po

Ma la fiaba del Merlo o della Merla pare essere strettamente legata alla cultura contadina del Po: ragazze o ragazzi che, ingenui come merli, perdono la vita nel loro tentativo di attraversare il fiume ghiacciato.

Le fiabe, così come i miti, servivano a tramandare oralmente il sapere del popolo, sapere strettamente legato al luogo nel quale la comunità viveva.
Purtroppo la gente del Po è sparita, divorata dall'industrializzazione dell'ultimo mezzo secolo, ed il fiume ha perso così le sue fate e gli spiriti di splendide fanciulle che, come narravano gli anziani, ne custodivano le acque.

Perdere la vita sul fiume non era un evento insolito: i fiori che germogliano accanto alle vittime, anche se solo in senso simbolico, rimangono ad indicare quella continuità, quella catena Vita - Morte - Vita che tutte le culture tradizionali hanno sempre considerato la chiave di lettura fondamentale per interpretare il senso dell'esistenza.

Della cultura rurale e dello storico passato non rimane che il ricordo di un detto che perde di significato a meno che non decidiamo di guardar fuori dalle nostre finestre e scoprire se la Merla canta, se la giornata è scura e se il Po è gelato.
Di sicuro rimane il beffardo Gennaio che, a tutt'oggi, non ha ancora restituito quei tre giorni!

©2009 Testo e ricerca di Micaela Balice per www.strie.it
Qualsiasi riproduzione, senza esplicito consenso dell’autrice è vietata.


Cantar la merla per i campi
di Valerio Gardoni

La sera del 30 gennaio a Formigara, piccolo centro agricolo della pianura cremonese, affacciato sulle sponde dell’Adda, dopo un silenzio protrattosi per lunghi anni è tornato a riecheggiare il “canto della merla”.
L’usanza del cantare “La Merla” si era persa nei paesi, nelle campagne già alla fine degli anni trenta. In altri luoghi la scomparsa del rito è stata determinata dalla regola del coprifuoco instaurata durante la seconda guerra mondiale.
Nel primo dopoguerra lo spopolamento delle campagne verso i centri industrializzati, le mutate condizioni sociali avevano rotto l’equilibrio della comunità rurale basato sul suo stretto rapporto con la natura.

contadini

Legato al ciclo di riti propiziatori d’inizio anno, il rito della Merla, costituisce una tappa fondamentale del calendario contadino, era necessario assicurarsi il buon andamento dell’annata agricola ed in particolare la riuscita dell’allevamento dei bachi da seta, un tempo primo prodotto dell’anno e prima fonte di guadagno per la famiglia contadina.

La riuscita estetico-espressiva del canto e delle rappresentazioni drammatiche del rito, avrebbe determinato il valore propiziatorio; se le soliste avessero cantato bene, con una voce nitida e forte, se le fucilate fossero state potenti e la mascherata finale avesse raggiunto l’obiettivo di coinvolgere tutti in un grande divertimento dissacrante e liberatorio, ci sarebbe stato un raccolto ottimo ed abbondante; viceversa si sarebbero tratti auspici sfavorevoli.

Durante i tre giorni “della merla”, calate le tenebre, il piccolo paesetto di Formigara si anima, freddo e nebbia non fermano i due gruppi che dal sagrato della chiesa si alternano nell’intonare il canto, come da tradizione a botta e risposta nel dialetto contadino.
Un tacito appuntamento che si rinnova di casa in casa, ogni inverno senza bisogno di programmazione, da parte di tutta la popolazione. Giovani e vecchi, grandi e piccoli, intonati e stonati spontaneamente uniscono le loro voci, ripetendo a memoria le antiche strofe, insegnandole ai più piccoli con la garanzia che saranno tramandate.

Non si conosce l’origine precisa del rito, taluni sostiengono che fosse già celebrato in epoca longobarda o durante il Medioevo, come testimonia Dante nei vv. 122-123 del XIII canto del Purgatorio, pronunciate da Sapia, donna senese.
I cantori si dispongono a semicerchio su un palco, non molto alto, contro la porta principale della chiesa, molto brevemente vengono distribuiti i ruoli delle voci, si stabilisce chi tra le donne farà la voce solista e chi tra gli uomini farà il basso, si prendono poi accordi sulla tonalità dell’intonazione ed inizia il canto.
Alla fine dell’ esecuzione di ogni canto si esprimono commenti ad alta voce sulla qualità della esibizione canora con riferimenti all’aspetto propiziatorio.
I canti si susseguono abbastanza rapidamente, durante l’esecuzione dell’ultimo canto alcuni cacciatori sparano delle fucilate a salve contro il cielo.

fuoco

Le prime due sere del triduo dopo i colpi di fucile si mangiano le castagne e si beve vin brulé.
L’ultima sera, dopo i canti si rappresenta la “ mascherata” di Martino e Marianna: gli uomini e le donne si mettono gli uni di fronte alle altre ed in mezzo si pone una grande porta di legno a ricordo della porta delle stalle dentro le quali si chiudevano le ragazze e le donne di un tempo, alcuni sfoggiano mantelli, cappellacci, lunghe sottane, ma il tutto è lasciato alla libera iniziativa.
Terminato il “ bisticcio” tra i due cori, la porta si apre uomini e donne si abbracciano e si baciano; la gazzarra si fa più festosa al momento dell’accensione del falò della vecchia che suggella la conclusione del rito.
La Merla diventa per molti l’occasione di fare ritorno al paese, di ritrovare gli amici e i parenti, di rinsaldare i legami con la propria comunità d’origine, per altri di osare esibirsi. Lo stare a scaldarsi davanti al falò che brucia la vecchia, bere il vin brulé, mangiare le caldarroste e l’immancabile sbrisulusa, esaltano il piacere dello stare insieme.

Testo di Valerio Gardoni tratto da www.popolis.it



Immagini:
Intestazione: autore sconosciuto; http://vuoivedereche.splinder.com/archive/2008-01
Merlo:
http://www.ilfriuli.it/index.php?sez=view_art&CodArticolo=7335
Cascina e delta del Po
:http://www.magicoveneto.it/Delta/index.asp
Contadini: http://eppisearch.netsons.org/blog-cultura-tradizione-veneto/
Falò: archivio privato, fonte e autore sconosciuti

Fonti internet:

http://it.wikipedia.org/wiki/Giorni_della_merla
http://www.corriere.it/vivimilano/arte_e_cultura/articoli/2008/01_Gennaio/31/giorni_merla.shtml
http://www.arcobaleno.net/costume/29_30_31_gennaio.htm
http://www.european-schoolprojects.net/festivals/Italy/Italy1/I%20giorni%20della%20merla.htm
http://www.popolis.it/SezioneEspansa.aspx?EPID=1!0!0!0!44919!
http://www.regione.emilia-romagna.it/agricoltura/pubblicazioni/bestiario/merlo.htm

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