CANDELORA - IMBOLC
2 FEBBRAIO

di Micaela Balice
Il tempo della purificazione
e il tempo della Madre
Nella ruota dell’anno, la Candelora è una sorta di
porta tra l’inverno, oramai al suo declino, e l’imminente primavera.
E’ il periodo adatto ai riti propiziatori per
attirare fecondità e fertilità, riti che saranno
determinanti per l’annata agricola che sta per cominciare.
Questo passaggio contrassegna simbolicamente il transito dal “periodo
oscuro” del calendario indoeuropeo contrassegnato dal freddo,
dal buio e dalla morte dell’inverno verso il rinnovamento
del cosmo che magnificamente si esprime con la primavera.
Le origini della Candelora vanno ricercate nelle antiche celebrazioni
italiche, legate soprattutto alle divinità romane.
Nella Roma antica il mese di febbraio era un momento contrassegnato
dal caos, dal rimescolamento tra vecchio e nuovo e non a caso
è ancora oggi legato al Carnevale, la festa celebrativa
della confusione e del ribaltamento delle regole.
Macrobio sosteneva che la parola latina februarius fosse
connessa ai riti purificatori. Februare infatti significa
purificare, espiare.
Numa aveva dedicato questo periodo al dio Februus: in
questi giorni andava purificata la città e onorati i defunti
e gli appartenenti al mondo “infero”. In questo senso
i riti di febbraio potevano essere considerati speculari alle
feste autunnali dedicate ai morti oggi conosciute come “Ognissanti” o “Halloween”.
Nella februatio, la purificazione della città,
le donne giravano per le strade con ceri e fiaccole accese, simbolo
di luce.
Ma al legame con il mondo infero prevalsero i significati legati
maggiormente all’aspetto luminoso della primavera imminente,
in corrispondenza con riti agresti di propiziazione per l’anno
agricolo che andava ad aprirsi.
I Lupercali o Lupercalia si
festeggiavano alle Idi di febbraio (il 15), per i romani l’ultimo
mese dell’anno, e che servivano a purificarsi prima dell'avvento
dell'anno nuovo e a propiziarne la fertilità.
 |
|
La cerimonia,
legata alla Lupa che allattò Romolo e Remo, vede
due giovani patrizi (chiamati luperci) correre
forsennatamente, dopo un rito purificatorio, nudi e colpire
nella corsa con delle corregge di pelle di capra le donne
astanti. Questo rito assicurava a quest’ultime la
fertilità. |
In realtà
tale rito di purificazione e fecondazione simbolica era
pre - romano, quando regnava il dio Fauno simboleggiato
dall’hircus, il caprone: “…la cerimonia
dei due giovinetti nobili era un tipico rito di passaggio
dall’infanzia alla giovinezza, mentre la corsa sfrenata
dei giovani nudi e cinti di pelle di capra simboleggiava,
nel finire dell’anno e nella sua rifondazione, il
periodo in cui tutto si rinnovava” (1) |
|
|
 |
|
Con l’avvento
dei Sabini, che avevano come animale simbolico il lupo (hirpus),
forse per una sorta di omonimia o per un’assonanza
simbolica, i due animali (lupo e caprone) fusero i loro
significati.
Ma nei Lupercali appare anche Giunone, come Iunio
Februata ovvero purificata e come Iunio
Sospita ovvero la Salvatrice nelle calende
di febbraio.
Giunone era protettrice dei parti e della fecondità
e le celebrazioni a lei dedicate assicuravano non solo fertilità
alle donne ma anche la salute e la forza per portare a termine
le gravidanze. Era detta anche Lucina, dea della luce. |
Ancora nel 1805 nel Lunario Toscano si legge, in relazione al 2 di febbraio: "la mattina si fa la benedizione delle candele, che si
distribuiscono ai fedeli, la qual funzione fu istituita dalla
Chiesa per togliere un antico costume ai gentili, che in questo
giorno in onore della falsa dea Februa con fiaccole accese andavano
scorrendo per le città, mutando quella superstizione in
religione e pietà cristiana". (2)
La festa della Candelora celebrata dalla Chiesa romana
al 2 febbraio fu introdotta solo nel VII secolo, adottando
una festa della Chiesa orientale che festeggiava, fin dal
IV sec., la Presentazione al Tempio del Signore e la relativa purificazione rituale della madre. |
|
|
Secondo la legge ebraica,
infatti, la donna dopo il parto di un figlio maschio doveva rispettare
un periodo di quarantena al quale seguiva una cerimonia di purificazione
che le consentiva di rientrare nella comunità (Levitico
12,2-4).
Allo stesso modo Maria Vergine, 40 giorni dopo il parto del 25
dicembre, veniva purificata nello stesso momento in cui il fanciullo
veniva “presentato al tempio”.
Il rito è stato ripreso nella tradizione cattolica contadina
e fino al secolo scorso qualsiasi partoriente subiva la quarantena
dopo il parto e la seguente purificazione che coincideva col battesimo
del bambino.
Nella quarantena post partum contadina la donna doveva rispettare
tutta una serie di restrizioni, come avere un vitto leggero, non
mangiare carne soprattutto di maiale, non fare lavori pesanti,
non avere rapporti sessuali e non uscire: “Prima del
battesimo, né la mamma né il bambino uscivano” mi raccontava un’anziana, ma se dovevano uscire, anche solo
in cortile per stendere il bucato, dovevano mettersi un fazzoletto
in testa e la corona del rosario in mano per allontanare possibili
influenze malefiche che si sarebbero estese anche al nascituro.
Per la purificazione la donna si presentava davanti alla chiesa,
ma non entrava: il prete usciva dalla chiesa, le dava la candela
in mano, la benediceva e solo allora ella poteva entrare in chiesa
per il battesimo del bambino. (3)
 |
|
Il nome Candelora deriva infatti dall’usanza di benedire e distribuire
ai fedeli le candele, così come viene fatto in altri
momenti cruciali della vita cattolica: battesimo e cresima.
La simbologia della luce divina del Cristo è ricollegabile
ai miti del Dio Sole e della scintilla fecondatrice, benché
ovviamente i significati teologici assumano differenti aspetti.
Popolarmente le candele benedette acquistano poteri terapeutici
e protettivi: venivano infatti conservate e accese solo
in caso di calamità: temporali molto forti, tempeste,
aspettando una persona che non tornava o che si pensava
fosse in grave pericolo, nelle agonie di un malato, durante
le epidemie o i parti difficili. |
Il legame della Candelora
con Iunio Februata è evidente nel suo significato
femminile e post - partum, ma i riti legati al fuoco sono riconducibili
anche ai rituali primaverili di marzo. Cattabiani sosteneva in
merito: “che la Chiesa abbia voluto cristianizzare non
solo i riti precristiani di febbraio, ma anche anticipare quelli
che si svolgevano alle calende di marzo in onore di Vesta e di
Giunone e avevano come protagonista il fuoco, simbolo dell’energia
divina nel cosmo secondo una concezione arcaica analoga a quella
di altri popoli indoeuropei, come gli Indiani e i Persiani” . (4)
La benedizione candele è un’usanza documentata a
Roma tra la fine del IX sec. e l’inizio del X sec. e pare
sia di origine francese. Il suo significato simbolico è
collegabile al nuovo fuoco vitale che riappare alla natura per
grazia divina preparando la primavera: è il fuoco purificatore
e fecondatore. In questo senso assume lo stesso significato delle
corregge dei luperci di cui abbiamo accennato sopra.
La Candelora
può assumere nomi diversi a seconda delle regioni,
come Candelaia in Toscana, Ceriola, Siriola, Zariola in
altre regioni.
Ma la Candelora come momento di passaggio rituale nel cerchio
dell’anno è diffuso in tutte le culture di origine
indoeuropea.
Per le tradizioni celtiche questa ricorrenza
viene chiamata Imbolc (pronuncia: Immol’c) ed è legata alla triplice Dea
Brigit (o Brigid), divinità del fuoco, della
tradizione e della guarigione diventata nella tradizione
cristiana santa Brigida.
In questa occasione, tra i vatri rituali vi era l'usanza di fabbricare delle croci di paglia, chiamate appunto Bride Cross.
|
|
|
Il tempo
delle previsioni contadine |
La posizione strategica
nell’anno agricolo fa di questa data uno dei momenti di
marca o demarcazione del tempo.
Il susseguirsi delle stagioni, ma soprattutto l’arrivo precoce
o tardivo della primavera potevano compromettere l’intera
annata successiva e, in un mondo dove non esistevano i supermercati,
ciò che la terra produceva era tutto o era fame.
In tal modo, al di là dei riti “cittadini”
romani che scandivano e auspicavano la fertilità, i contadini
erano avvezzi a guardare il cielo e subito dopo le scorte di cereali,
frutta, paglia ammassate nelle sale asciutte della casa.
I proverbi sono un modo per diffondere una cultura orale. Facili
da ricordare rimandano a precetti e comportamenti, sperimentati
empiricamente nell’arco dei millenni.
Legati alla Candelora vi sono tutta una serie di indicazioni che
evidenziano il ruolo di questo momento nel “predire”
l’arrivo della primavera e le caratteristiche della stagione
a venire.
Uno dei primi proverbi latini recita:
 |
|
"Si
Purificatio nivibus, Pasqua floribus
Si Purificatio floribus, Pasqua nivibus" |
Ovvero se il 2 Febbraio
c’è neve, la Pasqua sarà fiorita; viceversa
se a Candelora le gemme sono già sbocciate si tratta di
un falso allarme: a Pasqua sarebbe caduta la neve e l’inverno
sarebbe stato lungo.
Un altro detto latino recitava così:
 |
|
"Sole
micante, die Purificante
frigor peior post quam ante" |
Se il sole ammicca
il giorno della Candelora, seguirà un freddo ben peggiore
di prima.
Il primo dato che abbiamo è che il bel tempo nel
giorno della Candelora non è un buon segno: anzi,
si rischia di avere uno di quegli inverni lunghi,
dove sono a rischio non solo le scorte alimentari ma anche quelle
della legna (e ricordo che ci si riscaldava – e ci si riscalda
ancora – con la legna).
A questi antichi proverbi si possono collegare i detti diffusi
in tutta Italia, come i seguenti:
A Trieste si suol dire:
"Candelora piova e Bora, del'inverno semo fora
Candelora sol e vento del'inverno semo dentro!" *
 |
|
"Se
nevica o gragnola dell'inverno siamo fora
Se c'è sole o solicello siamo ancora a mezzo inverno
Se c'è sole o sole tutto dell'inverno resta il brutto"
(Toscana) |
"Candelora
in foglia, Pasqua in neve"
"Candelora scura dell'inverno non si ha paura"
"Se nevica per la Candelora, sette volte la neve svola"
Il concetto fu così diffuso che persino nel mondo anglosassone
un proverbio recita:
 |
|
"If
Candlemas Day be fair and bright
Winter will have another fight
If Candlemas Day bring clouds and rain
Winter is gone and won't come again" |
Ovvero: "se il
giorno di Candelora sarà bello, tornerà di nuovo
l'inverno, se invece è nuvoloso e piovoso, l'inverno è
oramai finito"
La cascina contadina ha messo da parte gli alimenti dell’estate
per potere sopravvivere durante l’inverno: alla data del
2 febbraio le provviste devono essere consumate a metà.
E’ così che questo si tramuta in un giorno di marca,
di demarcazione.
Il legame del 2 febbraio con le scorte alimentari e le preoccupazioni
relative è testimoniato da alcuni proverbi come i seguenti:
"Da Candalora, cu on avi carni
s'impigna a figghjiola"
(Calabria)
 |
|
"Pa
Cannilora a jaddina fà l'ova
Pa Cannilora du 'nvirn sim fora
Pa Cannilora u brascirr fora"
(Sicilia) |
A Rotello in Molise,
sono molto più pratici:
"A Cannelora, a vernate jè sciute fore!
Responne Sante Biase: 'A vernate 'ncore trasce';
responne a vecchierelle:
'Quanne scekoppe a Vecachelle';
responne u viecchie Semmejone:
' Se vuo' sta cchiù secure, quanne calene i meteture' ".
Ovvero: alla Candelora l'inverno è uscito fuori (passato),
risponde San Biagio (3 Febbraio): “L'inverno non è
ancora arrivato”. Risponde la vecchietta. “Quando
sono sbocciate le gemme” ma il vecchio Simeone conclude
con saggezza: “Per essere più sicuri, quando arrivano
i mietitori”.
Il tempo
della luna e il tempo dell’orso |
Il contadino, nella sua conoscenza empirica
legata alle osservazioni quotidiane del cielo riteneva che il
clima si potesse meglio comprendere e prevedere seguendo le lunazioni
e non tanto i calendari giuliani legati al ritmo solare.
Erano ancora una volta i proverbi a ricordare la durata del mese
lunare (la luna sui trenta non può arrivare e sui ventinove
non può stare) e a ragionevolmente riallineare quello
sfasamento che si creava con il mese solare.
La luna nuova di febbraio è una demarcazione fondamentale
nell’annata contadina: se sconfina nel mese di marzo il
clima sarà invernale ancora per un po’ perché
sarà legato ancora alla lunazione del mese precedente.
Il novilunio di febbraio, inoltre, è quello che segna il
Carnevale (poiché la Pasqua giungerà esattamente
40 giorni dopo: ovvero una lunazione e mezza, in plenilunio).
Negli anni in cui il plenilunio pasquale avviene il 22 marzo (Pasqua
alta) la quaresima incomincia con le Ceneri al 4 di febbraio.
I primi giorni del mese sono dunque già giorni di Carnevale,
ed includono il 2 del mese.
In ogni caso, al di là dei computi ecclesiastici, il contadino
aveva bisogno di prevedere, per capire se iniziare le semine e
se le scorte sarebbero bastate. Sbagliare tempo per la semina
significava avere un’annata povera, e dunque la fame. Bastava
una gelata primaverile a compromettere il lavoro.
Il 2 di febbraio era così un giorno fondamentale per ottenere
dal cielo delle indicazioni e poter così pianificare le
semine future e la posizione della luna nel mese risultava fondamentale.
In molti posti dell’Europa folklorica
la Candelora viene chiamata Giorno dell'orso,
o è ad esso legata.
Secondo le tradizioni popolari in questo particolare giorno l'orso
si sveglierebbe dal letargo e uscirebbe fuori dalla sua tana per
vedere come è il tempo e valutare se sia o meno il caso
di sospendere il letargo.
Se il tempo è scuro non rientra più nella tana indicando
che la primavera è vicina. Viceversa se il tempo è
chiaro l’orso rientra nella tana e prolunga il letargo per
altri 40 giorni.
In Piemonte infatti si dice:
"Se l'ouers fai secha soun ni,
per caranto giouern a sort papì"
Se l'orso fa asciugare il suo giaciglio il giorno di Candelora
(cosa che starebbe a indicare tempo bello e asciutto per quel
giorno) per quaranta giorni non esce più perché
il freddo ritorna fino alla fine di marzo marcando un inverno
lungo.
Un altro proverbio simile al primo, di origine meridionale sostiene
che se il due di Febbraio il tempo è buono, l’orso
ha la possibilità di farsi il pagliaio e quindi l’inverno
continua.
Questa credenza riconferma quanto già esposto poco sopra
e testimoniato dai detti popolari, che se fa bello il giorno di
Candelora l’inverno è ancora lungo ed è quindi
saggio attendere per le semine e non sciupare le scorte.
Ma Grimaldi ci ricorda in merito all’orso, ciò che
già diceva Eliade, che “questo animale mitico,
come altri quali il cane, la lumaca, la rana, sono « simboli
o 'presenze' della luna, perché la loro forma o il loro
modo di essere evoca il destino della luna»” (5)
Il legame della Candelora con il lunare ed il femminile viene
ancora una volta evidenziato da questi fili, seppur sottili, ricordando
una scansione del tempo non solo maschile e solare ma anche femminile
ed intuitiva.
L’orso, animale della Dea Madre, si offre così nel
vaticino e nelle previsioni metereologiche, che sono anche e soprattutto
previsioni di fertilità e fecondità, intimamente
legate quindi alle energie del divino femminile.
Ma perché collegare l’orso lunare al bel tempo solare?
“Una spiegazione in tal senso ci viene fornita dall’analisi
di Gaignebet. Egli sostiene che il compito dell’orso che
esce dal letargo è di raccordare il calendario solare a
quello lunare.” Se l’orso stende il pagliericcio
segnala che l’inverno sarà molto più lungo
poiché il clima primaverile non coinciderà con l’Equinozio
ma sarà tardivo. “Un invito esplicito ai contadini
di affrontare con cautela i lavori primaverili che risvegliano
la natura, poiché vi è il rischio di incorrere ancora
nei temuti rigori invernali, che ghiacciano le gemme” .
Questo uscir dalla tana e vedere se è chiaro o scuro è
dunque collegato alla lunazione in corso.
Se l’orso “vede chiaro” al 2 di febbraio significa
che il plenilunio è vicino. Il novilunio di febbraio allora
sarà tardivo, a metà o verso la fine del mese e
quindi il clima freddo si estenderà anche ai principi di
marzo.
Negli anni in cui invece la Candelora coincide con il novilunio
di febbraio o ne è vicino (ovvero l’orso vede scuro)
il clima sarà allineato con il mese solare e, dunque la
stagione primaverile si presenterà regolarmente se non
in anticipo. Occorre prepararsi.
Per ritualizzare e celebrare i poteri dell’orso, in molti
paesi d’Italia si simulava una feroce caccia all’animale
al cui termine l'orso catturato veniva portato all’interno
del paese e fatto oggetto di dileggi e di scherzi. L'epilogo variava
da zona a zona, dall' "uccisione" dell'orso alla sua
liberazione/fuga e ritorno alla natura.
Probabilmente
in passato potevano anche essere usati orsi veri, magari
addomesticati e portati nel paese per la festa rituale.
Negli ultimi anni e dove ancora oggi viene celebrata, il
ruolo dell’orso è rivestito da qualcuno del
luogo, ben travestito e che non deve essere riconosciuto
fino alla fine della rappresentazione.
|
|
|
Il dileggio e lo scherzo, che anticipano
o si coniugano alle ilarità carnevalesche, sono tentativi
esorcizzare il negativo, il pericoloso, il selvaggio. Di ricondurre
nel gioco della vita le cose al loro posto, proprio esasperando
il caos.
In ogni caso anche i rituali dell’orso riproponevano quella
tradizione che celebrava il ritorno della luce e della bella stagione.
In conclusione, volendo sintetizzare la lezione tramandataci dalla
tradizione popolare, potremmo affermare che il 2 di febbraio è
possibile fare il seguente vaticino: guarderemo fuori dalla finestra;
se sarà una bella giornata, piena di sole e alla sera sbucherà
una fantastica luna… beh, allora è il caso di prepararsi:
l’inverno durerà almeno ancora 40 giorni!!!
Provare per credere.
©2008 Testo di Micaela Balice per www.strie.it
info@strie.it
Ultima revizione gennaio 2011.
Qualsiasi riproduzione, senza esplicito
consenso dell’autrice è vietata.
Note
1 • CATTABIANI, Alfredo, Calendario,
Mondadori 2003, pag. 130
2 • in: CATTABIANI, Alfredo, Calendario, Mondadori 2003,
pag. 131
3 • sulle usanze contadine a riguardo vedi: M. BALICE, Il
calendario rituale contadino: il ciclo della vita nel Casalese
(Tesi di laurea, A. A. 1993/1994, Corso
di Laurea in Pedagogia, Università degli Studi di Torino)
pag 150 e seg.
4 • CATTABIANI, Alfredo, Calendario, Mondadori 2003, pag.
130
* • Sig.ra Laila Baroli, comunicazione personale
5 • GRIMALDI, Piercarlo, Il calendario rituale contadino,
Franco Angeli Torino 1993, pag. 81
6 • corsivo in: GRIMALDI, Piercarlo, Il calendario rituale
contadino, Franco Angeli Torino 1993, pag. 81 - 82