CALENDIMAGGIO - BELTANE

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I riti di rinnovamento, cominciati
all'Equinozio
di Primavera,
nel calendario contadino proseguono lungo tutto il periodo che
accompagna il lento giungere della stagione calda.
I frutti cominciano a maturare, i primi raccolti delle semine
primaverile allietano le tavole, la natura spinge alla fruttificazione.
Per stimolare e propiziarsi ulteriormente le energie del periodo,
alberi, fiori e sposi diventano i protagonisti di riti di fertilità
dalle origini antichissime.
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La porta che segue
l'Equinozio è quella del Primo Maggio ma già
verso la fine di Aprile, per San Giorgio (il 23) era usanza
presso gli Slavi della Carinzia guarnire un albero tagliato
alla vigilia e portarlo in processione insieme con un fantoccio
(che poteva essere anche un fanciullo), ricoperto dalla
testa ai piedi di fronde di betulla: il Verde Giorgio. L'albero
veniva gettato poi nell'acqua affinché procurasse
pioggia e quindi favorisse la crescita dei frutti e del
foraggio (Cfr. Cattabiani, pag. 207). |
Riti come questo fanno parte
dei rituali di rigenerazione della comunità,
del rinnovamento cosmico che ogni anno necessita
della forza misteriosa di coloro che vivono negli altri modi per
essere garantita.
Anticamente le festività coprivano un ampio periodo comprendendo
anche banchetti e notti danzanti: “... La notte del
30 aprile si susseguivano in un'atmosfera orgiastica, banchetti
e danze che terminavano con l'espulsione rituale dei morti, ovvero
con l'avvento della «nuova vita». Sulla notte vegliava
la Grande Madre della fertilità che dominava allo stesso
modo il destino dei semi e quello dei morti” (Cattabiani,
pag. 208).
In questa nuova porta, gli spiriti (che si erano manifestati nell'Inverno)
dovevano essere ricacciati nel loro regno in modo che la vita
tornasse a trionfare.
Con l'avvento
del cristianesimo anche questa festa doveva perdere le sue
caratteristiche di esaltazione della natura e venne trasformata
in un convegno di spiriti e streghe che vennero banditi
definitivamente grazie all'intervento di Santa Valpurga,
monaca inglese (710 – 778) e badessa del monastero
tedesco di Heidenheim, santa che – in questo modo
- ha sostituito le funzioni della Grande Madre e ha dato
il nome alla notte.
L'espulsione rituale dei morti diventa così l'espulsione
delle streghe e fino al secolo scorso veniva ancora celebrata
nei paesi: con sonagli, schiocchi di frusta, vasi e casseruole
battuti, con le fumigazioni delle case con fasci di bacche
di ginepro e ruta. Infine al suono della campana, nel frastuono
generale, si accendevano gli incensi e le fascine, si urlava
“Fuggi, strega, fuggi o male sarà per te”
e si correva a perdifiato intorno alle case, ai cortili
e al villaggio.(Cfr. Cattabiani, pp. 208-209)
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Ricacciati
i morti negli inferi – cacciate le streghe – si festeggia
la nuova nascita, la rigenerazione attraverso i riti arborei.
“Il
Cosmo è simboleggiato da un albero; la divinità
si manifesta dendromorfa; la fecondità, l'opulenza,
la fortuna, la salute - o, a uno stadio più elevato,
l'immortalità, la giovinezza eterna- sono concentrate
nelle erbe e negli alberi; la razza umana deriva da una
specie vegetale; la vita umana si rifugia nelle forme vegetali
quando è interrotta innanzi tempo con malizia; in
breve, tutto quel che «è», tutto quanto
è vivente e creatore, in uno stato di continua rigenerazione,
si formula per simboli vegetali. Il Cosmo fu rappresentato
in forma di Albero perché, come l'albero, si rigenera
periodicamente. La primavera è una risurrezione della
vita universale e di conseguenza della vita umana. Con quest'atto
cosmico tutte le forze di creazione ritrovano il loro vigore
iniziale; la vita è integralmente ricostituita, tutto
comincia di nuovo; in breve, si ripete l'atto primordiale
della creazione cosmica, perché ogni rigenerazione
è una nuova nascita, un ritorno a quel tempo mitico
in cui apparve per la prima volta la forma che si rigenera.”
(Micea Eliade, pp.322-323).
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L'albero rappresenta
dunque l'intera relazione dell'umano col divino: relazione
dinamica poiché si esprime in una ciclicità
Vita – Morte – Vita.
Non è un simbolo statico, perennemente uguale a se
stesso.
Chioma e radici fungono da legami tra la Terra e il Cielo;
l'uomo in sintonia con l'elemento vegetale, può effettivamente
recuperare l'antica relazione poiché il vegetale
è l'unico organismo che manifesta la sintonia ai
cicli cosmici essendo la sua vita totalmente assoggettata
ad essi.
I riti arborei costellano i riti di Maggio,
a cominciare dal celtico Beltane dove l'albero adornato
era al centro del culto e delle danze. |
In generale,
in questi rituali, un albero veniva preso dal bosco e messo
al centro del paese, il suo nome era Albero di Maggio
o Maggio. Era poi adornato di nastri e
fiori, o gli venivano appese salsicce, dolci, uova e altri
cibi.
Durante la festa ragazzi e ragazze danzavano intorno al
Maggio, come nuove coppie pronte a propiziare nuovi matrimoni,
nuove unioni.
Maggi venivano chiamati anche
i ramoscelli offerti dai ragazzi alle fanciulle in pegno
d'amore o portati in processione da gruppi di questuanti
che chiedevano cibi o dolciumi in cambio.
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Le questue di maggio
concludono il periodo che si era aperto a Samhain
– Halloween e che era proseguito con le questue dell'Epifania.
Lo scopo era portare rinnovamento e prosperità attraverso
la processione di fanciulli – intermediari tra le forze
dei vivi e quelle dei morti – e del dono come scambio: la
benedizione in cambio di piccole offerte. (Cfr. Cattabiani, 209).
Grimaldi riporta
che nell'astigiano, a Mongardino, spettava alle donne compiere
questo rito itinerante: gruppi di ragazze passavano casa
per casa e cantavano una canzone, una ragazza era vestita
da regina ed era seguita dalle damigelle che portavano un
pino ornato di nastri e un cestino dove mettere le uova
o i piccoli doni ricevuti. Altre volte vi era una coppia
di sposi a guidare il gruppo.(Cfr. Grimaldi, 196)
Senza dubbio il corteo di fanciulle non può non riportarci
ai culti femminili della Grande Madre.
La questua benedicente o (come vedremo) maledicente faceva
parte del movimento delle energie che potevano diffondere
la prosperità o la sterilità.
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Il Re e
la Regina di di Maggio: i matrimoni sacri |
Altra caratteristica che si
riallaccia ai più antichi culti della fertilità,
sono i matrimoni sacri.
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Il primo maggio
era solito nelle campagne (ancora nel secolo scorso) nominare
la Regina di Maggio, la Regina dei Fiori o spesso la Coppia
Sacra: il Re e la Regina che aprivano la processione questuante
e benedicente insieme all'Albero di Maggio decorato.
La Regina di Maggio è “l'eco della Grande
Madre che regnava sulla vegetazione e sugli animali”
(Cattabiani, pag. 211). |
Sostituti
del Re e della Regina di Maggio erano gli “sposini”:
ovvero un bambino e una bambina dell'età di dodici
anni circa – quindi puberi - scelti nel gruppo di
giovani, questi venivano vestiti da sposini e aprivano la
processione.
Il matrimonio sacro e ritualizzato – soprattutto grazie
alla castità dei fanciulli coinvolti – non
fa che riportare alla memoria le antiche celebrazioni delle
unioni tra il Dio e la Dea per rinnovare la vegetazione
e l'annata produttiva.
Ciò ci riporta ai culti dell'Europa Antica presenti
nel Neolitico (7000 – 3000 a. C. circa) e ancora attivi
- in sincronia con le nuove teologie monoteiste - nei secoli
antecedenti la nascita di Cristo (Cfr. il lavoro di Marija
Gimbutas).
Le unioni sacre venivano ritualizzate, in tutto il bacino
del Mediterraneo, mediante le ierogamie:
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“I riti di fecondità
delle dee vergini si manifestavano come ierogamia: la loro vita
sessuale e affettiva era consacrata alla divinità. Queste
nozze sacre si svolgevano in un tempio. (...) Dopo questi matrimoni,
le cortigiane a vita o a tempo determinato sostituivano la dea-madre
nelle sue funzioni. La consumazione del matrimonio era l'atto
religioso necessario alla propagazione delle specie animali, vegetali,
umane. Celebrato nel santuario stesso della dea, esso era la ripetizione
sulla terra dell'unione divina della dea che ogni anno sposava
un amante per assicurare la vita terrestre e il ritorno della
vegetazione.” (Bonnet, pag. 45 )
L'albero ingallato
(ovvero riempito di gale, che in piemontese significa “nastri annodati”),
la questua, la processione con l'albero in testa e gli sposini
(o il Re e la Regina) subito al seguito sono elementi antichissimi
che ancora nel secolo scorso appartenevano a ciò che restava
delle celebrazioni pagane nei paesi delle colline monferrine.
Le testimonianze dirette sono oramai ridotte e probabilmente più
nulla resterà di un'antica cultura, totalmente spazzata
via dalla rivoluzione industriale e tecnologia prima e dalla globalizzazione
poi.
Ne restano solo dei brandelli, come quello che segue: la testimonianza
raccolta in una mia intervista nel 1994 ad una donna di origine
contadina nata e cresciuta ad Odalengo Piccolo (Al):
“Era il mese di maggio, il primo maggio, c'erano tutti
i giovani, erano giovani di 12 anni, neh? (...) e si andava a
tagliare il pino e poi ci mettevi tutti i fiori attaccati, lo
'ingallavi', i fiori del bosco, fiori veri! Altrimenti li mettevamo
anche di carta, facevano... Si aggiustavano così. E poi
li mettevano... lo 'ingallavano' tutto quel pino. Ma non una pianta
grossa, una pianta alta così, neh? E poi dopo... Lì
si faceva lo sposo e la sposa, mettevano un ragazzino e una ragazzina
della medesima età, ma sempre grandi così, neh?
E poi si andava casa per casa e cantavi la canzone:
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Antrum'ma
ant is palassi
cal fa xsi bel antrè
ciamummi la padrun'na
si iumma da canté
O ben ven'na Magg
O ben ven'na Magg
E staga al meis ad Magg
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(Entriamo in questa casa / che fa così bello entrare /
chiediamo alla padrona / se dobbiamo cantare / Ben venga maggio
/ Ben venga maggio / e stia il mese di maggio).
E se quella lì diceva qualcosa, cantavano bene e così.
E se invece diceva che no, non aveva voglia di sentire e non dava
niente... Perché andavamo per avere qualcosa, neh? E allora
se dava qualcosa la ringraziavamo, dicevano... Non ricordo più
come dicevano... E se non dava niente dicevano:
Pregum'ma la Madona
che vi fasa cruà i denc!
(preghiamo la Madonna / che vi faccia cadere i denti)
Davano delle uova, perché facevano poi una ribòta
tutti insieme! Un pasto! Una festa tutti insieme! Uova, chi soldi
e tutto così” (Balice, pag. 265).
©2008 Testo di Micaela Balice per www.strie.it
Mail: info@strie.it
Qualsiasi riproduzione, senza esplicito
consenso dell’autrice è vietata.
Bibliografia
BALICE, Micaela, Il calendario rituale contadino: il ciclo della
vita nel Casalese
(Tesi di laurea, A. A. 1993/1994, Corso di Laurea in Pedagogia,
Università degli Studi di Torino)
BONNET, Jocelyne, La terra delle donne e le sue magie, Red Edizioni,
Como 1991
CATTABIANI, Alfredo, Calendario, Mondatori 2003
ELIADE, Mircea, Trattato di storia delle religioni, Torino, 1970,
pp.322-323
GIMBUTAS, Marija, The goddess and gods of old Europe 6500 –
3500 BC,
University of California Press, Berkeley Los Angeles 1982
GIMBUTAS, Marija, The Language of the Goddess, Thames & Hudson
1989
GRIMALDI, Piercarlo, Il calendario rituale contadino, Franco Angeli
Torino 1993
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