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Per dare sapore alle nostre invenzioni culinarie generalmente utilizziamo il sale e il "dado da cucina".
Quest'ultimo è un concentrato a base di carne o verdure usato per esaltare i sapori delle pietanze.
Il dado di carne, così come lo conosciamo noi, viene inventato nel 1850 circa dal barone von Liebig, studioso e ricercatore nel campo della trasformazione e conservazione alimentare. Il vantaggio di questo nuovo additivo alimentare era che il dado Liebig - estratto di carne - si conservava a lungo.
I principali ingredienti dei vari dadi da cucina che troviamo in commercio sono il sale, in quantità variabile ma si arriva anche a circa il 60% del totale e il glutammato monosodico, tra il 10 e il 15%. Per il resto gli ingredienti dipendono dal tipo di dado: verdure se si tratta di quello vegetariano, verdure ed estratti di carne per quello cosiddetto classico, e poi funghi, pesce, soia; grassi animali o vegetali, aromi e conservanti e l'estratto di lievito.
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Il dado da cucina appartiene alla categoria degli esaltatori di sapidità, additivi alimentari impiegati allo scopo di “migliorare” il sapore di un cibo, generalmente preconfezionato.
In questo modo si riescono a mascherare i sapori prodotti da materie prime scarse e a dare quel gusto uniforme che hanno i cibi di derivazione industriale.
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In un passato neanche troppo lontano, erano le spezie a correggere il sapore dei cibi
Non solo: queste rallentavano i processi di degradazione degli alimenti e permettevano una conservazione relativamente lunga.
Inoltre insaporivano i cibi e diminuivano il bisogno di sale (sia come esaltatore di gusto sia come conservante).
Spezie nostrane erano - e sono - il timo, il rosmarino, la santoreggia, il peperoncino: tutte erbe e frutti utilizzati come insaporitori e conservanti per le note proprietà antibatteriche e antiputrefattive. |
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Il problema alimentare che si è riscontrato sull'uso del dado da cucina riguarda soprattutto la presenza di glutammato monosodico ed estratti di carne ottenuti da scarti di macellazione, ossia tagli non commercializzabili altrimenti a scopo alimentare.
E' comunque presente in vari alimenti e lo si riconosce nell'elenco degli ingredienti come E621.
Nella sua forma naturale (essendo parte di un aminoacido) è tra i principali componenti delle proteine, quindi si ritrova naturalmente in tutti i cibi proteici.
E' stato segnalato come causa di numerosi sintomi tra cui insensibilità, debolezza e palpitazioni. Ma come spesso accade, gli studi clinici sono contraddittori in merito.

E torniamo a porci la solita fatidica domanda: ma come facevano le nostre nonne?
Come si faceva prima di Liebig, prima dei supermercati?
Sono sempre le contadine a darci la soluzione: facili e versatili insaporitori sono producibili tranquillamente nella nostra cucina ed in breve tempo.
Ecco la ricetta della signora Renza Omegna, che ringrazio ancora.
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IL SETTEGUSTI
Ingredienti:
1/2 Kg. di cipolle
1/2 Kg. di carote
1/2 Kg. di sedano
1/2 Kg. di sale fine
1/2 hg. di aglio
1/2 hg. di prezzemolo
1/2 hg. di rosmarino
2 hg. di basilico
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Tritare tutte le erbe insieme con una mezzaluna e su un ampio tagliere di legno.
Mettere qualche ora a scolare il trito in una insalatiera per eliminare l'eventuale acqua presente nelle verdure.
Aggiungere il sale e mescolare bene.
Invasare in vasi di vetro.
Conservare: si conserva bene anche fuori frigo - per l'alta concentrazione di sale - ma per sicurezza se volete potete tenerlo in frigorifero.
E' utile per preparare un brodo veloce di verdure (magari per far cuocere il riso), per insaporire minestre, carni, pesce ed anche per un soffritto di base ad un sugo preparato fresco: ne basta un cucchiaino.
Ricordatevi che è parzialmente salato, per cui fate attenzione alle dosi e al limite aggiustate di sale alla fine.
SEI GUSTI: la variante invernale.
Può capitare di finire il nostro dado vegetale in pieno inverno e quindi di non riuscire a reperire il basilico (o a reperirlo ma a cifre da capogiro!). Non preoccupatevi: il sei gusti andrà benissimo; seguite le stesse indicazioni e proporzioni, forse sarà meno alchemico, dato che il sei è numero pari e non finito, ma il vostro magico dado vegetale farà ugualmente il suo lavoro. |
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