di Rosanna Rizza |
Quando ho iniziato a crescere, quando la luce ha iniziato ad invadere il buio della mia adolescenza perduta, ho capito, anzi, ho sentito la necessità di ritornare alle origini, quando ciò che mangiavamo era frutto del nostro lavoro, del nostro impegno, del nostro amore, del nostro sudore, in modo diretto, viscerale, muscolare; quando ancora eri tu a coltivare la tua piantina di pomodoro, la curavi fino ad ottenere il frutto finale da poter poi trasformare in insalata o in salsa per condire la pasta, sempre rigorosamente fatta in casa. Insomma: quando era ancora il sudore del tuo lavoro che ti permetteva di cogliere il frutto finale e usarlo per nutrire te e la tua famiglia; diversamente da adesso che il frutto del tuo lavoro spesso non è qualcosa di tangibile, di visibile o fruibile direttamente da te, ma è qualcosa che fa crescere la ricchezza di altri, che viene valutato e quantificato in soldi sonanti che ti vengono accreditati su un conto corrente virtuale, soldi che non senti e non vedi nemmeno passare tra le tue mani ma che vanno a pagare debiti virtuali che ti consentono di vivere virtualmente una vita fatta di plastica. Non è stato facile per una cittadina come me, che ha sempre vissuto in appartamento, vivere l’esperienza di coltivarsi un piccolo orticello su un pezzo di terra prestato, oppure coltivare i pomodori in vaso sul balcone e vederli crescere e diventare rossi e profumati, ma che soddisfazione poi mangiarli, che sapore! Indimenticabile! Nel mio continuo tentativo di imparare a fare le cose da me, ho comprato numerosi libri per trovare ricette naturali su come fare il pane, l’aceto di mele, i sott’oli, le marmellate. Ho cercato e trovato su internet la ricetta per fare il formaggio primo sale ed anche per fare il formaggio stagionato, ora sono alla ricerca della ricetta per fare la mozzarella, slurp! Alcune cose sono semplici da farsi: basta seguire le indicazioni, usare materia prima buona e il risultato è già ottimo, come per il formaggio e l’aceto, ma per il pane… per il pane la storia è diversa! Nonostante i miei tre o quattro libri letti dalla prima all’ultima pagina, mi è sempre stato difficile fare il pane come si faceva una volta: con il lievito “madre”. Era proprio il lievito madre che non riuscivo a preparare! Non riuscivo a trovare la giusta quantità, la giusta consistenza, il giusto tempo di lievitazione. Forse perché fare il lievito madre è un impegno che si prolunga per un periodo di tempo non proprio breve, dopo il quale lo si può finalmente usare per panificare, ed io, come tutte le impiegate, ho sempre i minuti contati e una preparazione così prolungata nel tempo è difficile da incastrare tra gli impegni quotidiani di ufficio, casa, famiglia ecc. Da qui ho compreso pienamente e visceralmente come i miei ritmi frenetici siano diversi da quelli dei miei bis-bis-bis nonni, quando facevano una sola cosa alla volta e ci dedicavano tutta l’attenzione e tutto l’amore necessario affinché il risultato fosse il migliore in assoluto per la famiglia!
Penserai che sono impazzita, eppure conoscere questa donna e vedere come lei si avvicinava alla pasta madre, con quanto rispetto e amore lo faceva, come si apprestava ad impastare la farina, come affrontava le piccole difficoltà tecniche che si presentavano, non essendo in una vera cucina ma nella sala giochi di un asilo nido (!), come gestiva i vari bambini che entravano e uscivano dalla sala in giardino, facendo corrente, portando polvere ma anche tanta allegria, mi ha fatto cambiare la prospettiva dalla quale io mi avvicinavo alla difficile operazione della panificazione, ma anche alla difficile operazione di vivere la vita. Tutto ciò che per me era difficile lei lo affrontava con una serenità d’animo che traspariva dai suoi gesti; tutti i dubbi che le ho esposto li ha risolti con una chiarezza e semplicità infinita. Il punto fondamentale di partenza è il collegamento interiore con la Madre, con Madre intendo la forza della natura grazie alla quale tutto si muove, cresce, si sviluppa: anche il “lievito madre”! Questo collegamento è dovuto ad un profondo rispetto e amore per tutto ciò che è VIVO, ma anche ad una profonda fiducia in Lei - la Madre - ed in te stessa che sei parte di Lei, che, essendo sua figlia, non puoi essere diversa ma (se non uguale) almeno simile a Lei; con le stesse caratteristiche fondamentali di amore, energia, passione, rispetto e pazienza che sono necessarie a muovere ogni cosa in questo mondo, che sono proprie di ogni figlia, di ogni madre, di ogni Donna. E adesso possiamo provare a trasportare questo atteggiamento interiore, nei confronti della panificazione, verso tutti i vari aspetti della nostra vita, avere fiducia ed essere radicate profondamente nel gioioso e miracoloso fluire dell’energia di vita ci porta ad affrontare con maggiore sicurezza e decisione anche situazioni ben diverse, ben più complicate e dolorose che fare una pagnotta di pane da un chilo o due. Sicuramente iniziare ad applicare questo atteggiamento (mentale, fisico, psichico e spirituale) durante la panificazione è una bella esperienza e può essere usato come training di vita; man mano che lavori il pane con la certezza che tu sei con la Madre, acquisisci sempre più fiducia in te e in Lei. Fare il pane spesso (ogni due o tre giorni) ti sostiene e ti dà la spinta per spostare il tuo centro (la fiducia in te stessa) verso l’esterno, oltre la tua cucina, oltre la tua casa, verso il mondo intero. Ma torniamo di nuovo al pane... Non ti voglio annoiare con la ricetta - che troverai in allegato a questo articolo - vorrei invece raccontarti alcune curiosità su questo meraviglioso PANE SACRO: Terza curiosità: questo tipo di lievitazione si basa sulla presenza di batteri nell’impasto che, col calore del forno, si bloccano ma non muoiono. Pertanto sarebbe meglio iniziare a mangiare la pagnotta dopo 24ore perché in questo periodo di tempo i batteri, che si sono radunati nel centro del pane per difendersi dal calore, si riprendono dallo shock termico e ripopolano la pagnotta, in questo modo si può dire di mangiare un pane veramente “vivo”, fonte di salute oltre che di nutrimento (per tutte le donne che come me hanno qualche difficoltà con l’intestino, una o due fette di pane a pasto aiutano tanto!!! Altro che yogurt alle prugne…..). Quarta curiosità e poi concludo: questo pane si mantiene buono e sano molto più a lungo del pane comprato, anche oltre sette giorni dopo la cottura, sempre che tu riesca a farlo durare senza mangiartelo prima... Buon pane ma soprattutto buona madre a tutte!
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