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PEDAGOGIA E FILOSOFIA CONTADINA

La scienza contadina è sempre stata da una parte ridicolizzata dall'altra in qualche modo ha attirato attenzione e rispetto. Il contadino ha - aveva - poche parole perchè guardava il mondo con occhi diversi e l'urbano non poteva cogliere la sottigliezza di quello sguardo. |
Ricordo ancora quando, nel mio apprendistato mi misi ad aiutare in cucina sbucciando carote. Mi osservarono con rispettoso scherno e un imbarazzante silenzio: sbucciare le carote? Già, perchè qualsiasi contadino sa che le carote non si sbucciano, si gratta via il primo strato. Tutto lì.
In effetti la moderna scienza approverebbe, visto che molte sostanze nutritive si trovano nelle bucce o appena sotto di esse. Peccato che sia la stessa scienza, in nome del progresso e una agricoltura che salverà così il mondo dalla fame, a riempire le suddette bucce di protesi chimiche talmente inquinanti che nessun essere vivente sano di mente vi si poserebbe sopra (ed in effetti gli insetti non lo fanno). Così continuate pure a sbucciare le vostre carote industriali: per quanto morte (perché dopo 24 ore dalla raccolta le sostanze nutritive se ne sono andate) e per quanto inquinate, sono più sane così che con la buccia.
La pedagogia contadina è sempre stata semplice ma diretta, fisica, esperienziale, come fanno i gatti coi loro piccoli: "Arrangiati, io osservo... prima che anneghi ti tiro fuori". Così lontana da quel protezionismo assoluto col quale avvolgiamo i nostri figli, con quel pietismo per cui "poverini se apparecchiano la tavola si stancano". E questi sono gli unici ad avere la paghetta settimanale in cambio di nessun lavoretto. Col diritto al mantenimento assoluto, crescono slegati da ogni evento che appartenga al ciclo vitale: la morte è una questione televisiva avventurosa, a volte divertente, a volte disgustosa ma non reale. Gli alimenti si riproducono per generazione spontanea dentro i banchi frigo dei supermercati e nessuna relazione esiste tra questi e la Terra, l'ambiente, la salute: nostra e degli altri.
No: la pedagogia contadina ti insegnava subito che tutto era correlato ed indispensabile: Vita - Morte - Vita. Si imparava per forza e senza troppe storie. Era fatta di aneddoti, di prove: "devi dire dui pavrunin bagnà 'ntl'
öli", due piccoli peperoni intinti nell'olio. Per me, di origini meridionali, era una tortura, ma ho imparato l'umiltà, il rispetto per un sistema che aveva le sue regole, la pazienza e soprattutto mi son messa alla prova.
Ho imparato molto.
E mi sono accorta che erano i proverbi, le favole, i miti ad insegnare. Che era la scansione dei tempi - in ritmi regolari di stagioni - a raccontare cosa fare e quando. Che la vita era una composizione musicale: per ottenere una sinfonia armonica occorreva che ogni strumento fosse accordato ed in perfetta relazione con gli altri.
L'abisso che separa l'antica cultura - coltura rurale da questo popolo geneticamente modificato è tale che il silenzio, l'antico silenzio del contadino è l'unica risposta plausibile. E solo chi ha ancora orecchi e occhi e cuore può, potrà vedere.
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COMANDAMENTI CONTADINI

Vi sono principi assoluti dai quali non si può prescindere se si vuole avere una relazione vera con la Terra, dai quali non si scappa, anche volendo.
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La terra è bassa.
Nell'orto bisogna esserci.
I contadini son sempe ricchi l'anno che viene.
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ANEDDOTI

La relazione degli Urbani con la terra è sempre fonte di scoperta, sempre che si lascino prendere. Un senso di meraviglia li coglie e si muovono nella natura come se fossero scienziati padroni di questo meraviglioso e bucolico mondo. Noi Rurali li becchiamo subito: da come si vestono. Apparentemente sciatti ma curatissimi, con finte camice quadroni stile country, scarponcini da passeggio, l'immancabile cappellino - di foggia differente a seconda dello stile di appartenenza. Il loro approccio di base è che - siccome gli Urbani sono loro - sanno sempre già tutto. Sono già capaci, perchè hanno studiato. Noi Rurali continuamo, silenziosi, ad osservarli muoversi: "E allora? Dove hai le tue officinali?" mi chiedono impettiti ed io, parafrasando un linguaggio a loro comune: "Tutto intorno a te".
Tutti gli aneddoti che seguono - e seguiranno - sono accaduti realmente.
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GINO E I LOMBRICHI
Quando Gino cominciò ad avvicinarsi alla Terra, da Urbano qual'era, subì le stesse iniziazioni del caso. Affittò un pezzo di terra e cominciò a coltivarlo. Nello smuovere il terreno fu colto da stupore e ribrezzo scoprendo che era pieno zeppo di vermi. Si sentì subito fregato, preso in giro: la terra che aveva preso non era buona. Con una manciata di terriccio e orribili vermi andò nell'emporio agricolo del paese: "Ha per caso qualche prodotto per questi vermi? Ho tutto il terreno infestato!". La risposta del commesso fu lapidaria: "Cittadino, vero?"
Così Gino iniziò la sua avventura con la Terra: molta, tanta umiltà.
(Per gli Urbani: i vermi - ovvero lombrichi - sono indice di fertilità del terreno, lo dissodano e lo arricchiscono. Un terreno ricco di vermi - lombrichi - è un terreno fertile.)
BRUTTO è BIO
Un conoscente, coltivatore di alberi di frutta, ci raccontò che aveva un bel meleto, ma alcune piante gli davano frutti piccoli e molto brutti, mentre dalle altre ebbe un bel raccolto. Le sistemò in due cassette diverse e le portò in cascina. Quel giorno vennero a visitarlo degli amici, ed uno di loro, vestito appunto da Urbano in gita campestre, vide le cassette e iniziò a lodare le meraviglie dei frutti di natura: "Posso, vero, assaggiare?", "Ma certo!" rispose il nostro conscente, che non covava alcun dubbio sulla scelta del suo amico. Le cassette erano ben disposte: quelle con le mele belle da una parte, quella con le mele brutte dall'altra. Il signore ebbe tanta cura nell'osservare e con piglio sicuro di colui che sa, si affrettò ad addentare una mela brutta e bitorzoluta masticandola con ammirazione "mmmm!!! Si sente che sono naturali!!!!!". Con sgomento il nostro conoscente sibilò: "Veramente quelle le dò ai maiali!".
NELL'ORTO BISOGNA ESSERCI
Si racconta che un Urbano volle sperimentarsi nei week end con l'arte dell'orto. Così, nella sua casa in collina, preparò un pezzo di terra e iniziò a piantare varie specie orticole. Eccitato dalla cosa nè parlò a dei nostri amici contadini che lo sostennero nell'iniziativa. Dopo un po' di mesi il tizio tornò dai nostri amici i quali gli chiesero come stava andando l'esperienza. Egli così rispose: "Ehhh.... ho capito una cosa: nell'orto bisogna esserci!".
VARIETA' DI PISELLI
Sempre i nostri amici contadini ci raccontarono che consegnando delle verdure a dei clienti urbani - di Torino - questi un giorno gli chiesero se per favore, la prossima volta, gli potevano portare sempre i piselli, ma della varietà già sgranata.
LUMACHINA LUMACHINA
Come combattere le lumache? Ma con la lumachina, naturalmente: un veleno. Quando ci chiedono come facciamo noi, noi parliamo della cenere e dei cerchi che si fanno con questa; o dei bicchieri di birra interrati e via dicendo. Ci ascoltano con attenzione, poi la conclusione è sempre la stessa: "... mah! Io ne metto poca di lumachina, ma la metto non vicino, un po' più in là...." ... Più in là di che?
IL GIARDINO DELLE PATATE
Questa
non è realmente accaduta - o almeno, penso. L'autore è anonimo e sta girando in internet da un po'. E' interessante come nuovo metodo di coltivazione che unisce Nuovo Mondo e Tradizione.
"Un vecchio arabo residente a Chicago da più o meno quarant'anni vuole piantare delle patate nel suo giardino, ma arare la terra è diventato un lavoro troppo pesante per la sua veneranda età. Il suo unico figlio Ahmed, sta studiando in Francia. Il vecchio manda una e-mail a suo figlio spiegandogli il problema: "Caro Ahmed sono molto triste perché non posso piantare patate nel mio giardino quest'anno, sono troppo vecchio per arare la terra. Se tu fossi qui tutti i miei problemi sarebbero risolti. So che tu dissoderesti la terra e scaveresti per me. Ti voglio bene. Tuo padre". Il giorno dopo il vecchio riceve una e-mail di risposta da suo figlio: "Caro papà, per tutto l'oro del mondo non toccare la terra del giardino! Lì è dove ho nascosto ciò che tu sai... Ti voglio bene anch'io. Ahmed". Alle 4 della mattina seguente arrivano la polizia, gli agenti dell'FBI, della CIA, la SWAT, i RANGERS, i MARINES, Steven Seagal, Silvester Stallone, Chuck Norris, Arnold Schwarzenegger ed i massimi esponenti del Pentagono che rivoltano il giardino come un guanto, cercando materiale per costruire bombe, antrace o qualsiasi altra cosa. Non trovando nulla, se ne vanno con le pive nel sacco... Lo stesso giorno l'uomo riceve una e-mail da suo figlio: "Caro papà, sicuramente la terra adesso è pronta per piantare le patate. Questo è il meglio che ho potuto velocemente fare date le circostanze. Ti voglio bene. Ahmed."
©2008 Testo di Micaela Balice per
www.strie.it
Qualsiasi riproduzione, senza esplicito
consenso dell’autrice è vietata.
Immagini
Fotografie originali di Micaela Balice, eccetto "gatti" che è di Matilde Abrigo.
Bibiliografia
Incipit tratto da: Ovidio - Le Metamorfosi, Libro Primo, 101 - 106, Ed. Italiana Einaudi.
STARHAWK, Il sentiero della Terra, Macro Edizioni, 2005