AGRI_CULTURA

"E la terra, non obbligata, non toccata dal rastrello e non squarciata da vomeri, produceva ogni cosa da sé, e gli uomini si accontentavano dei cibi creatisi spontaneamente, raccogliendo i frutti del corbezzolo, e le fragole montane, e le corniole, e le more attaccate alle siepi spinose, e le ghiande che cadevano dal vasto albero sacro a Giove."
Ovidio - Le Metamorfosi
Coltivare la terra non è un lavoro, non è trovare una collocazione remunerativa nel mercato globale dell'industria: o per lo meno, non dovrebbe essere solo questo.
Coltivare la terra è coltivare la relazione tra la propria sopravvivenza e l'ecosistema che ci circonda, consci e consapevoli della stretta relazione che ci unisce.
Coltivare la Terra è coltivare un sano rapporto con se stessi, con i propri cari: è curare, prendersi cura e sanare, utilizzando ciò che noi chiamiamo scienza ed evoluzione per generare benessere.
In
questo senso l'aspetto culturale dell'agricoltura è fondamentale: non basta avere concezioni agronomiche bisogna anche modificare una struttura mentale che vede nella terra un oggetto da sventrare, sterilizzare per fertilizzare con protesi chimiche e far produrre frutti alieni al senso e al gusto naturale.
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Scrive Starhawk:
"L'atteggiamento con cui la nostra cultura tratta le donne è in qualche modo collegato a quello con cui tratta la terra (...) il suolo è solo un mezzo per sostenere le piante, un po' come il ventre della donna veniva considerato da Aristotele e dalla Chiesa medievale soltanto un recipiente, dentro cui il seme maschile, il vero germe della vita, veniva alimentato"
(Il sentiero della Terra, pag.278 - 279, Macro Ed.)
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L'atteggiamento dell'imprenditore agricolo (il contadino non esiste più) è un atteggiamento bellico, marziale: si lotta contro i parassiti, contro le infestanti, contro i funghi, contro le storture naturali di una pianta. Si impone un modello - sceintifico e nato "dall'alto" - al quale ogni pianta ed ogni essere deve senza possibilità di sorta, adattarsi. Non sono ammesse creatività, non sono ammesse diversità.
In questo mondo aristotelicamente scisso in catgorie autonegantesi, ciò che è buono non contiene nessuna cattiveria, ma ciò che è cattivo non merita d'esistere e va spazzato via senza pietà.
Nello stesso modo in cui la scuola forgia i nostri pargoli, la televisione i nostri consumi, la scienza medica la nostra relazione col corpo, così il comparto agrario tratta l'ambiente, la terra: combattere il male per produrre un bene perfetto e sommo.
Peccato che malgrado le buone intenzioni, questo sistema fallisca continuamente: gli ibridi sono sterili e richiedono tante cure e protesi chimiche, gli ogm vengono evitati persino dalle api (l'intelligenza non sta in un test di Q.I.), l'inquinamento cresce, i rifiuti non si sa dove metterli, l'acqua (vive in sinergia con le piante, che però vengono sistematicamente distrutte) si defila nei sotterranei remoti. La gente muore di malattia e non di morte naturale. Viviamo male, temdenzialemte soli, con solidarietà pari a zero ma nell'illusione d'essere molto, tanto evoluti. Ed in questo misero panorama ben pochi di noi saprebbero sopravvirere senza un supermercato, a differenza di tutte le altre specie viventi.
Il problema culturale sta qui: laddove molti vedono prosperità e successo, alcuni scorgono il misero declino di una cultura che ha avuto grandi mezzi e non li ha saputi usare.
Partire dalla Terra potrebbe essere un'occasione: l'occasione. Tornare a modificare la nostra struttura cognitiva attraverso un approccio non virtuale, nel quale testi e teorie diventano le lenti attraverso i quali guardare il mondo e ciò che non si adegua ad essi è automaticamentre sbagliato. Ma attraverso un rapporto dove la pratica, l'effettiva relazione, l'osservazione, la convivenza pacifica con gli altri esseri che umilmente occupano lo stesso nostro pianeta e ci sopportano - non poco - sia alla base di un nuovo - antico sistema di sopravvivenza reciproca. Di reciproca vita. |

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Partendo da questi presupposti, l'agronomia istituzionale non trova grandi spazi. Altri approcci - meno diffusi ma non per questo meno validi - coltivano questa visione. Per quello che ci riguarda noi siamo molto vicini all'Agricoltura Naturale e alla Permacoltura. Approcci egualemente validi sono l'Orto Sinergico e l'Agricoltura Biodinamica. All'Agricoltura Biologica verrà dedicato comunque uno spazio anche se - purtroppo - è stata sufficientemente istituzionalizzata da perdere molte delle sue caratteristiche (e intenti culturali iniziali) diventando un metodo di coltura che usa meno pesticidi di quello ufficiale.
Ricordare cose apparentamente banali diventa utile in epoche storiche in cui la scissione tra uomo e natura è vasta, come in questi: l'alimentazione quotidiana di tutti noi dipende da questo lavoro, più o meno umile, più o meno fragile, povero e sporco. L'agricoltura è alla base della sopravvivenza dei popoli, e forse questo dato meriterebbe maggiore attenzione e rispetto.

©2008 Testo di Micaela Balice per
www.strie.it
Ultima revisione novembre 2009
Qualsiasi riproduzione, senza esplicito
consenso dell’autrice è vietata.
Immagine di intestazione di Micaela Balìce.
Bibiliografia
Incipit tratto da: Ovidio - Le Metamorfosi, Libro Primo, 101 - 106, Ed. Italiana Einaudi.
STARHAWK, Il sentiero della Terra, Macro Edizioni, 2005
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