OGM 2010:
La Commissione Sementi boccia il mais ogm
OGM: Coldiretti, stop moratoria ma Italia libera di vietarli
Coldiretti, in Italia semi pericolosi proibiti in Francia e Germania. Presto un referendum.

OGM 2009:
In sordina, come spesso accade in Italia, tra le feste natalizie e i saldi di fine stagione aperti ad inizio stagione, ecco che a pagina 19 del numero decembrino 2008 de: Il coltivatore piemontese, pubblicazione edita da Coldiretti Torino, compare il seguente articolo:
Gestioni del rischio per l'agrobiodiversità: via libera a nove protocolli Ogm dalla Conferenza Stato-Regioni
La Conferenza Stato-Regioni ha approvato, all’unanimità, lo schema di decreto del Ministero delle Politiche Agricole, che regola la gestione del rischio per l’agro-biodiversità, i sistemi agrari e la filiera agroalimentare, nei casi di emissione deliberata nell’ambiente di specie Gm a scopi alimentari.
Con il decreto in commento sono approvati i protocolli tecnici di nove specie agrarie: actinidia (Kiwi, n.d.r.); agrumi; ciliegio dolce; fragola; mais; melanzana; olivo; pomodoro; vite.
Si tratta, sostanzialmente, di schede che individuano le caratteristiche di ciascuna specie agraria, le modalità operative e le misure da adottare ai fini dell’emissione deliberata nell’ambiente di Ogm - organismi geneticamente modificati.
Il decreto, una volta definitivamente approvato, determinerà il via libera alla sperimentazione Ogm in Italia, limitandosi a definire, per ciascuna specie, le misure di gestione e di riduzione del rischio.
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Lo scopo è, infatti, quello di consentire la gestione dei campi sperimentali da posizionarsi presso siti pubblici attraverso la tracciabilità delle diverse pratiche colturali e di procurare informazioni scientifiche aggiornate.
Per ciascuna specie, il protocollo regola le garanzie a carico del notificante; le modalità da impiegare per preparare e gestire l’area di rilascio; i piani di monitoraggio; le misure da adottare dopo l’emissione; la sorveglianza e i piani di emergenza, la comunicazione finale. |
Si segnala che il contenuto dei Protocolli è soggetto ad aggiornamento periodico, secondo le modalità e i termini stabiliti dal Comitato tecnico di coordinamento.
Le indicazioni contenute nei protocolli, avendo riguardo a sito, piante ed evento Gm, possono essere, se del caso, adeguate sulla base di valutazioni espresse dalla Commissione interministeriale di valutazione, sulle notifiche pervenute, ovvero da specifiche prescrizioni, fornite dalle Regioni e Province autonome nel cui territorio ricade l’attività sperimentale e finalizzate ad una ulteriore riduzione del rischio.
Restano, comunque, da definire le misure di maggior tutela delle coltivazioni realizzate nelle aziende confinanti con i campi sperimentali, come, ad esempio, le modalità operative e le misure di distanza, necessarie a garantire il rischio di dispersione di pollini o l’azione contaminante della fauna selvatica.
Per quanto riguarda i profili di responsabilità degli enti pubblici, non esistono previsioni sull’imputabilità di eventuali danni derivanti dalle colture Gm.
(versione web in: Il punto Coldiretti).

Poca la risonanza sulla stampa e poche anche le prese di posizione a riguardo:
L'Associazione Italiana Agricoltura Biologica (AIAB) condivide con SlowFood la preoccupazione per l'approvazione da parte della Conferenza Stato-Regioni dei protocolli di sperimentazione sulle specie GM. (...) Aiab condivide la posizione espressa da Roberto Burdese, presidente di Slow Food, secondo cui: «Questi protocolli mostrano ampi margini di debolezza e dunque la loro messa in pratica è da considerarsi estremamente rischiosa. A questo punto vigileremo che le azioni sperimentali siano costantemente monitorate e che venga comunicato in modo tempestivo e trasparente, anche alle stesse comunità sul cui territorio avverrà la sperimentazione, ogni informazione relativa alla stessa».
(tratto da: Greenplanet) |
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Legambiente e i Verdi contro la decisione del ministro Zaia di avviare le sperimentazioni in campo aperto di semi gm, che potrebbero contaminare anche i campi ogm free. (...) "Il Governo Berlusconi vuole avviare le sperimentazioni di coltivazioni Ogm in campo aperto mettendo in grave rischio produzioni di grande importanza per l'agroalimentare italiano. Quei protocolli tecnici possono causare l'inquinamento genetico delle nostre varietà di vite, pomodoro, ulivo, fragole, ciliegie e kiwi e vanno respinti al mittente". Così Loredana De Petris, responsabile agricoltura dei Verdi (in La nuova ecologia).

ETICHETTATURA
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A tutt'oggi la normativa italiana è poco chiara e sopratutto poco determinata a prendere una posizione netta. L'idea che ci si può fare è che tenti di allargare le maglie dei permessi un poco alla volta.
Pertanto sebbene non sia legale in Italia produrre OGM è possibile sperimentarne la coltivazione (e con questi protocolli farlo in modo ancora più massiccio).
E' permesso comunque importarli: essendo sovente utilizzati come ingredienti nella produzione di cibi industriali o nei mangimi per animali piuttosto che utilizzati come alimenti di per sé, ne risulta difficile la rintracciabilità. |
Dal 18 aprile 2004 vige una nuova regolamentazione per l'etichettatura dei cibi transgenici che obbliga ad indicare se un prodotto contiene ingredienti geneticamente modificati. La legge prevede due possibili diciture: "geneticamente modificato" oppure "prodotto da (nome dell'ingrediente) geneticamente modificato".
Se invece si tratta di prodotti sfusi, come per es. il mais dolce, l'informazione deve essere resa evidente tramite cartelli o espositori (e vi sfido a trovarne uno...).
Ma il vincolo di etichettatura non riguarda gli alimenti che contengono ingredienti con una quota di OGM inferiore allo 0,9% che sono esenti quindi a dichiararlo. Ancor più grave è che dal 1° gennaio 2009 questa percentuale è stata estesa anche ai prodotti biologici grazie al nuovo regolamento europeo: la qual cosa non garantisce il consumatore neppure dalla certificazione Bio.
E' anche vero che il produttore può dichiarare la non presenza di ingredienti OGM benchè questo non garantisca che non vi siano percentuali anche accidentali (per esempio rintracciabili nelle sementi). La rete delle regioni europee Ogm-free, nata nel 2003 e riunitasi a Bilbao nel 2008 - di cui fa parte la Toscana - ha richiesto l'adozione dell'etichetta ogm free sia per i prodotti provenienti da coltivazioni non transgeniche, sia per i prodotti come carne, uova, latte provenienti da animali allevati senza mangimi Ogm. |
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Ad oggi la presenza di OGM negli alimenti è più probabile nei prodotti contenenti o derivati da soia o mais.
Tali prodotti sono soprattutto salse, condimenti, cornflakes, oli, margarina, cioccolata, dolciumi e gelati.
L'obbligo di dichiarazione (sempre e solo se la presenza è superiore al 0,9%) vige anche se nel prodotto finale non è rilevabile alcuna traccia di OGM, ma gli stessi siano stati impiegati nella catena produttiva alimentare. Tale aspetto è particolarmente importante nel caso dei prodotti altamente trattati (come per es. i cornflakes) o degli additivi (per es. gli emulsionanti).
Attualmente in Europa la manipolazione genetica è limitata a poche piante da reddito; frutta e verdura provengono pertanto da colture tradizionali, compresi i pomodori. Fatto salvo, ora, i nuovi protocolli appena approvati che consentono sperimentazioni (lo ripeto) di: actinidia (Kiwi, n.d.r.); agrumi; ciliegio dolce; fragola; mais; melanzana; olivo; pomodoro; vite.
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I mangimi somministrati agli animali d'allevamento (suini, bovini, pollame) – a meno che non siano espressamente dichiarati come privi di OGM – contengono spesso mais o soia da piante manipolate.
Purtroppo però non è obbligatorio etichettare latte, carne, uova e formaggi che derivano da animali nutriti con tali mangimi.
L'etichettatura non è prevista nemmeno per gli additivi, le vitamine e gli aromi ottenuti con l'ausilio di microrganismi transgenici.
(fonte: centroconsumatori.it) |
Negli alimenti per l'infanzia (lattanti e fino ai 3 anni) è solo dal 1999 che è espressamente vietato utilizzare ingredienti di origine Ogm; per essere certi bisogna controllare nell'etichetta che siano riportati i seguenti codici numerici: 500/94 (presente sulle confezioni di latte, anche di soia) e 128/99 (in tutti i prodotti per l'infanzia) che dichiarano il regolare rispetto delle normative italiane in materia. (fonte: vita di donna)
Vale la pena restare vigili, informarsi, leggere le etichette, privilegiare produttori locali conosciuti ed in grado di dichiarare la provenienza dei loro ingredienti, trasparenti nella produzione e nella vendita.
E' necessario limitare l'acquisto di alimenti industriali: più è soggetto a lavorazione più un alimento è soggetto a contaminazioni di varia natura.
Se avete un pezzo di terra: coltivatela! Se avete un pomeriggio libero producetevi il pane e la pasta! Giocate con le farine, godete del cibo e della salute che ne deriva.
Investite sulla vostra salute: investirete anche sull'ambiente che vi circonda.

©2009 Testo di Micaela Balice per www.strie.it
Ultima revisione febbraio 2010.
Qualsiasi riproduzione, senza esplicito
consenso dell’autrice è vietata.
INFORMAZIONI UTILI:
Normativa italiana in Wikipedia
Comuni che stanno sperimentando il Transgenico in Comuni.liberi.ogm
OGM nel biologico in Greenplanet
Tracciabilità ed etichettatura Regolamento (CE) n. 1830/2003 del Parlamento europeo
Immagini
ogm_mais:http://www.the1phoenix.net/x-files/biotech.htm
fragola_cubo: http://it.fotolia.com/id/596485
gallo: http://www.ogigia.com/2007/09/page/3/
arancia_kiwi: http://sanablog.it/2007/07/
mais_granata: http://presbyterian.typepad.com/foodandfaith/2007/05/index.html
ogm_stop: http://www.greencrossitalia.it/ita/news/biotech/news_001_b.htm