Sperimentarsi
con la Terra è quasi un istinto primordiale, una malattia che
ti rimane dentro, nel sangue, che ti fa cercare sempre quello spazio
dove tentare di seminare, di veder crescere una pianta.
È la ricerca di quella relazione perduta con l’aspetto
primitivo, animale di noi stessi, con il contatto dei piedi, del corpo
con l’erba, così come si faceva da bambini, così
come facevamo noi da bambini.
È ancora la ricerca di un’armonia da ristabilire, spezzata
ma ardentemente ricercata, con ciò che ci circonda nonostante
i tentativi di cementificazione, con ciò che esce da ogni regola
e previsione e vive, gioca una esistenza a sé: la Natura.
È il desiderio di un ritorno, di un ritorno non solo ad un equilibrio,
ma anche ad una autonomia che è tanto sussistenza quanto libertà:
di pensiero, di nutrimento, di essere soggetto della propria vita e
non solo oggetto.
Infine, ma non ultimo, è il desiderio di costruire un ponte nuovo,
o nuovamente ripristinare quel legame con lo Spirito delle cose, della
Vita intesa come manifestazione e presenza del Divino, comunque lo si
chiami.
In questa ricerca dello Spirito la Terra gioca la parte primaria, come
manifestazione tangibile della bellezza delle leggi divine e si offre
a noi, con grande umiltà, affinché possiamo perfino calpestarla
e da questa relazione imparare.
Agricoltura Ecosistemica è solo un termine che sintetizza un approccio alla coltura che recuperi tecniche e culture
tradizionali, rispettose non solo dell’ambiente ma del complesso
ecosistema in cui si vive; basate su un calendario lunare, sul principio
dell’intelligenza delle piante e della possibilità dell’uomo
di imparare da loro come convivere: con profitti per entrambi.
©2008 di Micaela Balice per www.strie.it
Ultima revisione luglio 2010
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